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L’Eba promuove i piani delle banche

di Leonardo Maisano

Azioni adeguate nella forma e abbondanti nella sostanza, senza nessun reale impatto sull'economia. L'Eba chiude l'esame preliminare dei piani preparati da trentuno banche europee chiamate ad aumentare il proprio capitale di 115 miliardi, con una prima piena approvazione. È una sommaria analisi che tiene conto solo dei valori aggregati senza entrare nello specifico delle singole banche, né nella fattibilità dei piani proposti, ma basta per dare le sensazione di una svolta. Attesa, certamente auspicata, alla luce delle scosse sui mercati a cui abbiamo assistito in questi mesi. «Le azioni presentate, nella loro totalità – scrive la European banking authority presieduta da Andrea Enria – garantiscono un surplus di capitale del 26% rispetto a quanto considerato necessario. Questo lascia un margine qualora alcune misure non dovessero potersi realizzare».
Più del previsto quindi e forse anche meglio visto che il 96% del valore patrimoniale richiesto agli istituti proviene da provvedimenti (77% del numero totale delle misure adottate) che agiscono direttamente sul capitale, mentre il restante 23% delle azioni considerate, interviene sul calcolo del credito ponderato al rischio. Era questo uno degli aspetti più delicati dell'esercizio imposto dall'Eba alle banche perché suscettibile di valutazione controverse. Secondo l'Authority l'aggregato delle misure adottate avrà un impatto sulla contrazione del credito non superiore all'1 per cento. Poca cosa, quindi, nonostante l'Eba abbia voluto insistere su un punto evidentemente delicato in questa fase di incipiente recessione sulle piazze dell'Unione. «Le misure – si legge nel rapporto – non sono destinate ad avere un impatto negativo sulla dinamica del credito. Il sistema bancario pur attraversando una fase di ristrutturazione del modello di business, e quindi riducendo la concessione di finanziamenti, non ha inserito misure di questo genere nei piani di ricapitalizzazione».
Il 77% delle misure, abbiamo detto, ha un impatto diretto sul capitale per un valore complessivo pari al 96 per cento. Secondo l'analisi preliminare dell'Eba la disaggregazione di quel 77% fissa il seguente scenario: il 26% delle misure consiste in nuovo capitale attraverso aumenti e dividendi non distribuiti; un ulteriore 22% è generato dalla conversione di strumenti ibridi in Core Tier 1; il 16% dalla mancata distribuzione di futuri profitti, il resto da altre misure minori. L'impatto del calcolo del credito ponderato al rischio sulla patrimonializzazione passa attraverso misure di delevereging con deboli conseguenze sulla concessione di finanziamenti e da cessioni di asset che l'Eba si riserva di valutare più attentamente.
L'Authority ha confermato comunque il target di un Core Tier 1 al 9% per gestire la crisi esplosa nell'eurozona e ha precisato che il prossimo stress test completo si terrà nel 2013, saltando così un anno, il 2012, coperto dagli sviluppi di queste settimane.
Le banche conosceranno solo ai primi di marzo se i singoli piani che hanno allestito sono adeguati, se cioè al di là dei numeri aggregati anche quelli delle singole istituzioni appaiono accettabili alle nuove esigenze identificate dall'Eba. Da oggi ad allora scatterà la vera analisi, molto più approfondita di questa valutazione sommaria. «Esami specifici – ha scritto l'Authority nel documento diffuso ieri – saranno effettuati dalle istituzioni nazionali preposte, dalla stessa Eba e dai Supervisori nel corso di tutto il mese di febbraio». L'iter prevede poi che siano gli organismi nazionali a dare il responso alle singole banche.
Quando anche quest'ultimo passo sarà stato compiuto gli istituti avranno tempo fino a giugno per realizzare i piani annunciati. A quel punto l'appuntamento con lo scrutinio dell'Eba sarà ultimato, in attesa del prossimo fissato, come detto, non prima del 2013.

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