Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Leasing, risoluzione duplice

La risoluzione del leasing dopo la riforma della legge fallimentare segue diverse vie. È l’interpretazione data dall’Unione nazionale giovani dottori commercialisti (Ungdc), nella circolare n. 11 del 7 febbraio 2013, secondo cui, nel caso di risoluzione del contratto sono individuabili due diverse strade: si tratta di verificare se la risoluzione avviene prima del fallimento o durante la procedura concorsuale. In questo caso il concedente potrà riprendere il bene e versare alla curatela la differenza tra il maggior ricavo e il credito residuo. Al verificarsi della risoluzione ante procedura, invece, la società di leasing dovrà restituire i canoni riscossi e avrà il diritto a un compenso per l’utilizzo del bene nonché al risarcimento del danno. La circolare ha fatto chiarezza in un ambito in cui, fino a oggi, la mancanza di una regolamentazione organica del leasing nel nostro ordinamento crea non poche difficoltà sulla disciplina da applicare, principalmente quando si tratta di determinare le conseguenze derivanti dallo scioglimento anticipato dei rapporti in un momento antecedente alla scadenza del contratto di leasing.

Il leasing nell’art. 72 quater l.f. L’art. 72-quater della legge fallimentare, introdotto dall’art. 59 del dlgs n. 5/2006 e successivamente parzialmente integrato a opera dell’art. 4 del dlgs n. 169/2007, regola le sorti del contratto di leasing in caso di fallimento di una delle parti contraenti.

In caso di fallimento dell’utilizzatore, l’esecuzione del contratto rimane sospesa in attesa della decisione del curatore di subentrare nel contratto oppure di sciogliersi dallo stesso.

Qualora venga disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa fallita, il contratto di locazione finanziaria non si sospende ma continua automaticamente, salvo che il curatore espressamente non dichiari di volersi sciogliere.

In caso di scioglimento del contratto, sulla base del secondo comma dell’art. 72-quater, la società di leasing ha diritto a:

a) ricevere la restituzione del bene, contro però il versamento alla curatela dell’eventuale differenza tra quanto ricavato dalla vendita o ricollocazione del bene stesso, che deve avvenire «ai valori di mercato», ed il suo «credito residuo in linea capitale»;

b) trattenere le somme già riscosse a titolo di canone, applicandosi l’art. 67, terzo comma, l.f. relativo all’esenzione della revocatoria per i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività di impresa in termini d’uso (ovvero, la società di leasing ha diritto a trattenere tutti i canoni già incassati, salvo l’individuazione di pagamenti «anomali»);

c) insinuarsi allo stato passivo per la differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova allocazione del bene.

La circolare osserva che in merito al corretto significato da attribuire ai vari termini indicati, giurisprudenza e dottrina maggioritaria hanno individuato:

a) per «credito residuo in linea capitale», il capitale compreso nelle sole rate con scadenza successiva alla data della dichiarazione di fallimento e non anche le quote di capitale delle rate scadute e non pagate fino a tale data;

b) con «credito vantato alla data del fallimento», la somma delle quote di capitale delle rate scadute e non pagate fino alla data della dichiarazione di fallimento, unitamente agli interessi maturati sino a detto momento.

La domanda di «insinuazione al passivo», infine, può presentarsi anche prima della riallocazione del bene sul mercato, purché sia condizionata a questo evento. Inoltre, l’importo oggetto della domanda deve essere pari alla somma delle rate scadute e non pagate prima del fallimento oltre ai relativi interessi maturati, se il valore di realizzo del bene è maggiore del capitale residuo in linea capitale, ovvero all’importo precedente aumentato del valore del credito residuo in linea capitale rimasto insoddisfatto, qualora quanto realizzato dalla riallocazione del bene sia minore del credito residuo in linea capitale.

Infine, la circolare precisa che l’art. 72-quater l.f. regola le conseguenze derivanti dal fallimento della società di leasing.

In tale ipotesi, il contratto prosegue e l’utilizzatore mantiene la facoltà di procedere all’acquisto del bene alla scadenza pattuita, previo pagamento dei canoni e del prezzo stabilito.

Il leasing al di fuori del fallimento. L’introduzione di una normativa sullo scioglimento del contratto di leasing nel diritto fallimentare rappresenta sicuramente, evidenzia la circolare, una novità degna di nota per il nostro ordinamento. In dottrina e in giurisprudenza si dibatte ora sull’applicabilità o meno dei dettati previsti dall’art. 72-quater l.f. anche agli analoghi casi verificatisi nell’ambito delle procedure concorsuali minori nonché alle risoluzioni in bonis, dovute all’inadempimento dell’utilizzatore, di questa tipologia di contratto.

In particolare, le ipotesi e le alternative che si possono prevedere sono le seguenti:

a) la normativa in esame non trova mai applicazione al di fuori del fallimento;

b) la disciplina prevista dall’art. 72-quater l.f. regolamenta la risoluzione del contratto soltanto qualora nel seguito l’utilizzatore venga dichiarato fallito;

c) le regole e gli effetti introdotti con la novella dal Legislatore hanno rilevanza sistematica e disciplinano, per analogia, tutti i casi di scioglimento del contratto di leasing.

Sulla materia in esame, dottrina e giurisprudenza di merito non sono ancora giunte a una condivisione unitaria o chiaramente prevalente.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa