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Leasing, l’Imu è dovuta per possesso dell’immobile

L’imposta municipale propria (Imu) è dovuta per il possesso dell’immobile. Quindi, anche nel caso in cui, in un contratto di leasing, l’utilizzatore risulti moroso nei canoni, è quest’ultimo il debitore del tributo fino all’effettiva riconsegna del bene al locatore. La commissione tributaria provinciale di Reggio nell’Emilia, con la sentenza n. 174/02/19, depositata in segreteria lo scorso 23 agosto, è intervenuta sul presupposto impositivo del tributo locale, in relazione a un ricorso presentato per l’annullamento di un accertamento del periodo d’imposta 2012.Si tratta, infatti, di un ricorso di un istituto bancario contro un comune avverso un avviso di accertamento per il recupero del saldo del tributo dovuto per il periodo d’imposta 2012, sul presupposto che il ricorrente, quindi la banca, quale locatore, aveva concesso in locazione finanziaria un fabbricato strumentale a un’impresa utilizzatrice, peraltro inadempiente dal punto di vista dei pagamenti dei canoni di locazione, risolvendo successivamente il contratto. L’impresa non ha rilasciato l’immobile fino alla sentenza del Tribunale competente, con conseguente utilizzo del fabbricato da parte della stessa per tutto il periodo d’imposta considerato (2012); la banca, nel contempo, aveva comunque versato il tributo locale ma, ritenendolo non dovuto, aveva presentato una istanza di rimborso sulla quale il comune ha emanato un provvedimento di diniego.

Quindi, ricorso introduttivo sul diniego, deducendo l’infondatezza dell’atto impugnato, in forza di quanto disposto dal comma 2, dell’art. 8 del dlgs 23/2011 e del comma 1, dell’art. 9 del medesimo decreto legislativo da parte della banca che, in aggiunta, ha evidenziato un recente intervento del legislatore tributario che, nella legge 147/2013 (legge di Stabilità 2014), ha inserito il comma 672, secondo il quale, in presenza di una locazione finanziaria, «la Tasi è dovuta dal locatario a decorrere dalla data di stipulazione e per tutta la durata del contratto» disponendo ulteriormente che «per durata del contratto deve intendersi il periodo intercorrente dalla data di stipulazione alla data di riconsegna del bene al locatore, comprovata dalla data di consegna». Il Comune, di conseguenza, si è costituito in giudizio, sostenendo che la norma appena richiamata non può essere ritenuta interpretativa, trattandosi di altro tributo ovvero non di Tasi ma di Imu.

I giudici aditi, al contrario, facendo anche leva su precedenti affermazioni, anche di legittimità (Cassazione, sentenza 19166/2019), hanno confermato il proprio indirizzo, stabilendo il concetto, secondo il quale, senza il possesso, non scatta l’imponibilità del tributo locale, in particolare dell’Imu. Infatti, il comma 2, dell’art. 8, del dlgs 23/2011 dispone che «l’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili diversi dall’abitazione principale»; a sua volta, il comma 1, dell’art. 9 richiamato dispone che «soggetti passivi dell’imposta municipale propria sono il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi.

Nel caso di concessione di aree demaniali, soggetto passivo è il concessionario. Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto».

Quindi, per il combinato disposto delle norme richiamate, deve considerarsi soggetto passivo dell’imposta solo il titolare di un diritto reale immobiliare che goda anche del possesso dell’immobile, con la conseguenza inevitabile che senza il possesso non scatta il presupposto d’imposta.

Fabrizio G. Poggiani

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