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Leasing, l’Agenzia in fuorigioco

Scelte contraddittorie: locazione sospesa tra prestazione di servizi e cessione di beni
La circolare 26/E del 1° giugno sulla assegnazione o estromissione dei beni di impresa era molto attesa per le regole di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, in quanto il tema era diversamente trattato nelle precedenti norme agevolative, quando occorreva fare riferimento al valore normale (ivi compreso quello catastale), cioè ad una quantificazione svincolata dal criterio del prezzo di acquisto o di costo.
La norma agevolativa attualmente in vigore non si occupa volutamente dell’imposta sul valore aggiunto, per una doppia ragione: concedere agevolazioni in tema di Iva avrebbe richiesto l’accordo della Commissione europea, mentre il tema della base imponibile per le estromissioni e le assegnazioni ai soci era stato riscritto nel 2009, con l’articolo 13, comma 2, lettera c) della legge Iva, che fa ora riferimento al prezzo di acquisto o di costo, “misurato” nel momento in cui il bene esce dalla sfera di impresa.
La circolare si sofferma per la prima volta su questa nozione, che non aveva mai formato oggetto di chiarimenti ufficiali (il documento più significativo era stata la circolare Assonime n. 42 del 13 ottobre 2009), ponendo in evidenza il riferimento ai valori storici, che devono però tener conto di eventuali migliorie e del deperimento del bene.
In questo contesto la maggior aspettativa dei contribuenti aveva ad oggetto le regole di calcolo di questa base imponibile relativamente agli immobili “riscattati” dal leasing, che avevano cioè formato oggetto dell’opzione di acquisto prevista contrattualmente. Sino a tale momento non sarebbe nemmeno stato possibile procedere all’esclusione del bene dalla sfera di impresa, in quanto la titolarità non è ancora del contribuente.
I temi da affrontare erano due:
il concorso o meno dei canoni periodici alla base imponibile;
la decorrenza del decennio di osservazione per la rettifica del pro-rata, ex articolo 19-bis2 legge Iva, che poteva essere collocata nella data di acquisizione del bene, quando cioè la società di leasing lo aveva messo a disposizione (dopo la fine lavori nel leasing ad aedificandum) piuttosto che nel giorno di esercizio dell’opzione di acquisto.
L’agenzia delle Entrate ha fatto la scelta “più fiscale”, includendo tutti i canoni nella base di calcolo dell’Iva da assegnazione od estromissione, senza precisare la rilevanza o meno a tale effetto della componente finanziaria della rata. Sul tema si deve auspicare che la risposta a questa limitata incertezza sia nel senso di espungere dai canoni la componente finanziaria, che non avrebbe concorso al costo di acquisto nel caso in cui l’operazione fosse stata finanziata con un prestito e non con il ricorso al leasing.
Altra scelta fiscale è stata quella di indicare la data del “riscatto” come termine di decorrenza del decennio di rettifica nel caso di estromissione od assegnazione esente, cosa attualmente possibile anche negli immobili strumentali per natura.
Prendiamo atto di queste due scelte dell’amministrazione finanziaria, ma dobbiamo osservare che sono assolutamente incompatibili. Delle due l’una: o il leasing è una prestazione di servizi quando si pagano i canoni ed è un acquisto del bene solo dopo il riscatto, e allora si calcola il decennio da questa data, ma il corrispettivo è solo quello finale, senza tener conto dei canoni; o il leasing è assimilato ad una cessione di beni, in quanto – come dice l’articolo 14 della direttiva 2006/112/Ce – trasferisce il potere di disporre di un bene materiale come proprietario (tanto più che tutti i rischi passano all’utilizzatore), ma allora il decennio di osservazione per la rettifica deve decorrere dall’entrata in funzione del bene (articolo 19-bis2. comma 4).
Oltre a tutto l’Agenzia aveva dato una risposta in questo senso nella risoluzione 178/E del 9 luglio 2009, parlando della rettifica del pro-rata nel caso di operazioni straordinarie con società aventi diverso regime di detrazione. E anche recenti sentenze della Cassazione, come la n. 20951 del 16 ottobre 2015 ribadiscono l’identità della sostanza economica tra acquisto del bene e l’acquisizione in leasing all’inizio e non alla fine del contratto.

Raffaele Rizzardi

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