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Leasing finanziari e operativi, modello contabile unificato

Modello contabile unificato per l’utilizzatore del bene in leasing che applica gli Ias, a prescindere dalla tipologia di contratto (finanziario o operativo); questo il messaggio fondamentale che si desume dalla lettura del documento interpretativo Ifrs 16, così come commentato da Assonime con la propria circolare 26 del 6 dicembre scorso. Secondo la prassi dello Ias 17 si poteva contabilizzare il bene come se fosse di proprietà solo nell’ipotesi del leasing finanziario, mentre nel caso di leasing operativo il bilancio era interessato unicamente dall’iscrizione dei canoni tra i costi per godimento di beni di terzi. L’Ifrs 16 è stato omologato con regolamento Ue 2017/1986 della Commissione del 31 ottobre 2017 (pubblicato nella Guue del 9 novembre 2017 n. L291) e si rende applicabile in via obbligatoria a partire dai bilanci aventi inizio dal 1° gennaio 2019. Viene così meno la distinzione fondamentale, che era proposta dal documento Ias 17, tra leasing finanziari e leasing operativi, con la conseguenza che viene contestualmente meno la differente rappresentazione contabile delle due fattispecie. Poteva infatti accadere che contratti aventi di fatto identico contenuto fossero classificati diversamente a livello contabile, potendo portare a iscrizioni diametralmente opposte, ovvero a nessuna iscrizione. In particolare, per esempio, si era riscontrato un effetto dirompente sulla significatività dei bilanci delle compagnie aeree, che stipulavano contratti che venivano classificati come leasing operativi, con la conseguenza che il bilancio non forniva un quadro preciso delle attività e delle passività, rispettivamente, impiegate e assunte per l’esercizio dell’attività di impresa. Pertanto, si è ritenuto necessario dover proporre un rimedio, fondato sulla condivisione della considerazione che, anche nelle fattispecie di leasing operativo, fosse presente una componente implicita di indebitamento del locatario che non veniva rappresentata in bilancio. Per fare ciò, si giunge, dunque, a inquadrare il contratto di affitto/noleggio/leasing in modalità differente dalla visione civilistica, in forza della quale l’esecuzione è prolungata per l’intera durata, preferendo l’impostazione secondo la quale la prestazione principale si concretizza con la consegna del bene oggetto di locazione/noleggio/leasing. Il diritto d’uso va rappresentato con una posta attiva, mentre l’obbligazione di pagamento dei canoni si traduce nella iscrizione di una passività di natura finanziaria pari all’importo dell’impegno assunto. Di qui la scelta di implementare un nuovo modello contabile unificato, elaborato sulla scorta della soluzione tecnica che comporta l’estensione del metodo finanziario alla generalità dei contratti; quindi, qualsiasi contratto di locazione dà luogo (presso l’utilizzatore) all’acquisizione di un diritto all’utilizzo del bene da evidenziare in quanto tale come un asset di bilancio. Il documento, a tale riguardo, si riferisce all’acronimo di Rou, cioè il Right of use che, ovviamente, va poi contrapposto a una passività finanziaria corrispondente al valore attuale dei pagamenti dovuti in futuro per assicurarsi la disponibilità del bene. Nei contratti di locazione e noleggio, dunque, le nuove parole d’ordine divengono «diritto d’uso» e «passività correlata», con le voci di ammortamento e interesse passivo che soppiantano la rilevazione dei canoni di locazione. Ne discende che il diritto d’uso e la passività finanziaria sono fortemente influenzati dalla durata del rapporto, così come dal flusso dei pagamenti, elementi che saranno oggetto di verifica e aggiornamento al termine di ciascun esercizio. Al di là del processo di ammortamento e dell’imputazione degli interessi passivi, dunque, possono verificarsi variazioni nei valori contabili del Rou e della passività finanziaria dovuti alle revisioni periodiche di questi elementi estimativi. L’analisi dei bilanci elaborati con il nuovo approccio determinerà un appesantimento della posizione finanziaria netta per effetto dell’emersione della passività, accompagnata da un miglioramento dell’ebitda ove le quote di ammortamento stanziate siano inferiori ai precedenti canoni di locazione.

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