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Leasing, distinzioni cancellate tra operativo o finanziario

Rivoluzione per la contabilizzazione delle operazioni di locazione finanziaria nel bilancio del locatario. Lo Iasb cancella, con l’approvazione dell’Ifrs 16, la consolidata distinzione fra leasing operativo e finanziario imponendo, per qualsiasi tipologia d’operazione, un unico modello di rappresentazione caratterizzato dalla rilevazione, fra le attività, del diritto all’uso del bene e, fra le passività, del debito per il leasing.

La svolta giunge al termine di un controverso processo di revisione dello Ias 17 durato quasi dieci anni. La posta in gioco è, infatti, davvero significativa: lo Iasb ha stimato il valore dei contratti di leasing in essere, limitatamente alle sole quotate che adottano i principi contabili internazionali o quelli statunitensi, in 3 mila miliardi di euro (cifra maggiore del Pil del nostro paese); più dell’85% dei contratti in parola sono oggi rilevati solo a conto economico.

 

I motivi del cambiamento. Perché stravolgere un modello di rappresentazione, ci riferiamo a quello previsto dallo Ias 17 e dall’omologo statunitense Asc 840, consolidato e ben conosciuto a livello globale? La risposta degli standard setter è chiara: per contrastare il pericoloso fenomeno dei debiti fuori bilancio. La vulnerabilità delle regole, specie quelle statunitensi, che governano la distinzione del leasing finanziario da quello operativo ha infatti consentito a molti operatori, come stigmatizzato dalla Securities and Exchange Commission fin dal 2005, un reiterato e significativo ricorso a contratti appartenenti alla seconda categoria citata, anche in conseguenza di qualificazioni strumentalizzate, con il risultato di falsare la corretta percezione, da parte dei fruitori del bilancio d’esercizio, della reale situazione finanziaria aziendale.

La contabilizzazione del leasing operativo, infatti, si risolve nella ripartizione uniforme nel tempo dei canoni, sostenuti e ancora da sostenere, nel corso dei periodi amministrativi d’efficacia del contratto. Non viene quindi esplicitato l’ammontare del debito che il locatario si è impegnato, nei fatti, a versare al locatore: fenomeno che può divenire significativo, o addirittura centrale, laddove si faccia ampio ricorso alla locazione finanziaria e i cespiti utilizzati siano essenziali per la continuità dell’attività produttiva.

La misurazione iniziale. Il nuovo Ifrs 16 fonda la rappresentazione del leasing sul cosiddetto «right of use» approach. In sede di misurazione iniziale, ossia alla data in cui il proprietario mette il bene a disposizione dell’utilizzatore, quest’ultimo dovrà rilevare due poste patrimoniali di segno opposto: il diritto all’uso del bene, fra le attività; il debito per il leasing, fra le passività.

Il primo valore ha un costo determinato dalla somma di quattro componenti: il valore iniziale del debito per il leasing; qualsiasi pagamento, al netto di eventuali incentivi ottenuti, effettuato fino al momento della disponibilità del bene; qualsiasi costo diretto sostenuto dal locatario; una stima dei costi di smaltimento del bene e ripristino ambientale o di ricondizionamento prima della sua restituzione. La passività corrisponde invece al valore attuale, sempre al momento della disponibilità del bene, dei pagamenti ancora dovuti al locatore determinato sulla base del tasso d’interesse implicito del leasing oppure, qualora non sia possibile determinarlo facilmente, considerando il tasso di finanziamento marginale del locatario.

I pagamenti da considerare sono costituiti da quattro categorie: i versamenti fissi, al netto di eventuali incentivi da ottenere; i pagamenti variabili, ma solo se dipendenti da tassi o indici (come risultanti al momento della disponibilità del bene); la stima delle somme che il locatario sarà chiamato a pagare in conseguenza di clausole che garantiscono un valore residuo; il valore dell’opzione di riscatto, laddove si abbia la ragionevole certezza del suo esercizio; l’addebito di penalità per il recesso, quando ciò appare probabile considerando anche la durata del contratto.

La valutazione successiva. Dopo la rilevazione iniziale, il locatario dovrà valutare il diritto all’uso del bene attraverso il criterio del costo, ossia rettificare il valore della misurazione iniziale per considerare: il processo di ammortamento, ai sensi dello Ias 16; eventuali svalutazioni da impairment, ai sensi dello Ias 36; rideterminazione del debito per il leasing derivanti da modifiche negoziali. Il periodo di ammorta-mento corrisponderà, qualora la proprietà sarà trasferita al termine del contratto (perché previsto dagli accordi o per l’alta probabilità del riscatto), all’intervallo fra la data di disponibilità del bene e la fine della sua vita utile; in caso contrario quest’ultimo sarà limitato dal più vicino fra la scadenza del contratto e la fine della vita utile del bene. La valutazione successiva del debito per il leasing dovrà invece considerare: gli incrementi legati alla maturazione degli interessi; le riduzioni dovute ai pagamenti effettuati; gli effetti di eventuali modifiche negoziali.

Il diritto all’uso del bene potrebbe essere valutato, infine, ricorrendo ad altri due criteri di valutazione: il fair value, nell’ipotesi in cui analoghi beni in proprietà siano iscritti in tal modo ai sensi dello Ias 40 (non si tratta di una scelta, bensì di un obbligo); il modello della rideterminazione del valore, laddove il cespite in uso appartenga a una categoria di beni in proprietà già valutata, ai sensi dello Ias 16, secondo tale modalità (si tratta, in questo caso, di una facoltà).

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