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Leasing, deduzione delle spese ammessa se il bene è in bilancio

Solo se i beni in leasing sono iscritti nell’attivo del bilancio concorrono a formare il plafond del 5% fissato dal Tuir per la deducibilità delle spese di manutenzioni. La presa di posizione che poteva ritenersi pacifica è stata più volte ribadita dalla prassi, da ultimo nella circolare 29/E del 27 giugno 2011.

Nel caso esaminato si era chiesto all’amministrazione finanziaria se tra i beni che concorrono alla determinazione della base di computo della percentuale forfetaria del 5% per la deducibilità fiscale delle spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione, debbano considerarsi o meno anche i beni condotti in locazione finanziaria.

La risposta è stata chiara e propensa a escludere tale opzione. Infatti, si è sostenuto che «i beni materiali strumentali ammortizzabili acquisiti mediante contratto di leasing finanziario concorrono alla determinazione della base di computo della percentuale forfettaria del 5% prevista dalla norma citata se gli stessi, in conformità alle corrette regole di contabilizzazione previste dai principi contabili di riferimento, risultano iscritti nell’attivo del bilancio e, conseguentemente, nel registro dei beni ammortizzabili all’inizio dell’esercizio». Il tutto in forza di uno specifico testo normativo contenuto nell’art. 102, comma 6 che all’epoca della risposta prevedeva che «le spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione, che dal bilancio non risultino imputate a incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono, sono deducibili nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili quale risulta all’inizio dell’esercizio dal registro dei beni ammortizzabili (_)».

Come conseguenza di tale affermazione si giunge anche a sostenere che le spese di manutenzione su beni in locazione finanziaria sono deducibili nell’esercizio di sostenimento, senza alcun limite, laddove siano spese di manutenzione ordinaria. Ciò in quanto il limite previsto dall’art. 102 del 5% del valore complessivo dei cespiti trova applicazione solo in caso di beni in proprietà e non anche per i beni di terzi.

Il trattamento fiscale delle spese di manutenzione e riparazione su beni di terzi non è disciplinato da alcuna disposizione specifica. Risulta, quindi, applicabile la medesima disciplina rilevante ai fini civilistici in base alla quale le spese che esauriscono la loro utilità nell’esercizio di sostenimento sono integralmente deducibili nell’esercizio stesso, mentre quelle che producono utilità per più esercizi devono essere ripartite nel tempo secondo il principio della competenza, e non secondo il criterio indicato dall’art. 2426, punto 5), c.c. che prevede un periodo di ammortamento non superiore a cinque anni. Ancora una volta, quindi, prevale il criterio adottato in sede di redazione del bilancio. In particolare, il criterio civilistico coincide con quello fiscale stabilito dal Tuir, per il quale le spese relative a più esercizi, diverse da quelle per studi, ricerche, pubblicità, propaganda e rappresentanza, sono deducibili dall’utilizzatore nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio.

Tale orientamento sembra essere stato fatto proprio dalla stessa Amministrazione finanziaria che, preso atto che «l’art. 74, comma 3, del Tuir, non stabilisce uno specifico criterio di deducibilità delle altre spese relative a più esercizi (tra le quali quelle relative alla ristrutturazione di immobili condotti in locazione), e disponendone la deducibilità nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio…», ha affermato, «che i criteri civilistici di ripartizione delle spese in esame costituiscono presupposto per la determinazione della quota di dette spese imputabili al reddito dell’esercizio».

Considerazioni differenti devono esser svolte con riguardo ai soggetti Ias adopter. Per costoro nella base per il computo del limite del 5% per la deducibilità delle spese di manutenzione ordinaria previsto dall’art. 102, comma 6, del Tuir deve considerarsi anche il valore dei beni in locazione finanziaria. Più in particolare, secondo la prassi «i beni materiali strumentali ammortizzabili, acquisiti mediante contratto di leasing finanziario, concorrono alla determinazione della base di computo della percentuale forfettaria del 5% prevista dalla norma citata se gli stessi, in conformità alle corrette regole di contabilizzazione previste dai principi contabili di riferimento, risultano iscritti nell’attivo del bilancio e, conseguentemente, nel registro dei beni ammortizzabili all’inizio dell’esercizio».

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