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Le verifiche «pesano» le spese

Spese medie Istat più facili da “aggirare” e selezione dei contribuenti da controllare che esclude le posizioni “marginali”. Con la pubblicazione della circolare n 24/E, a più di tre anni dal varo del decreto che ha riscritto l’articolo 38 del Dpr n. 600/73 (Dl n. 78/2010) e a 7 mesi dal decreto attuativo (24 dicembre 2012), l’Agenzia delle entrate dirama i primi chiarimenti ufficiali in tema di accertamento sintetico delle persone fisiche. Tuttavia, rimangono punti sui quali mancano prese di posizione sostanziali come, ad esempio, la rilevanza dei dati attinenti agli incrementi e ai disinvestimenti patrimoniali e gli effetti transitori nel passaggio tra vecchie e nuove regole di accertamento. L’auspicio, anche per evitare defatiganti contraddittori vista le future attività di controllo degli Uffici, è che le Entrate possano implementare i chiarimenti anche perché, è bene ricordarlo, i contribuenti hanno applicato al buio il nuovo redditometro per almeno tre anni (dal 2009 al 2011).

La circolare è principalmente incentrata sulle modalità in base alle quali le spese rileveranno nella selezione e nell’accertamento del contribuente mirato. La logica sulla quale poggia il nuovo accertamento sintetico per le persone fisiche è infatti quella di intercettare una sperequazione sospetta tra capacità di spesa dimostrata e reddito dichiarato. In tale contesto la circolare apprezzabilmente evidenzia che non tutte le spese individuate dal decreto del 24 dicembre avranno la medesima rilevanza e che, ulteriormente, in relazione alle spese basate sulle medie statistiche Istat, la prova contraria per il contribuente potrà essere, almeno in linea di principio, agevole. Ma vediamo di procedere con ordine.

Le Entrate classificano le spese che possono essere utilizzate per la ricostruzione del reddito in cinque macro gruppi:

– Spese certe. Si tratta delle spese tracciate e come tali oggettivamente riscontrabili e conosciute dal Fisco. In quest’ambito il contribuente potrà, eventualmente, dimostrare in contraddittorio l’errore o l’inesattezza delle informazioni in possesso dell’Agenzia.

– Spese per elementi certi. Sono le spese riferibili ad elementi presenti in anagrafe tributaria o comunque nella disponibilità del soggetto, determinate però su valori statistici (Istat o medie del settore). In quest’ambito, quindi, è certa la presenza dell’elemento base ma è determinata su base presuntiva la spesa riferibile al contribuente. Casi tipici sono le auto e le imbarcazioni. In merito alle “spese per elementi certi” il contribuente potrà produrre in contraddittorio fatti e situazioni che possano dimostrare l’inesattezza della ricostruzione della spesa operata a livello statistico.

– Investimenti patrimoniali.

– Quota di risparmio riscontrata formatasi nell’anno.

– Spese per beni e servizi di uso corrente. Si tratta delle spese Istat previste dal decreto del 24 dicembre, diverse da quelle riferibili ad informazioni presenti in anagrafe tributaria. Si è in presenza, quindi, di voci di spesa la cui attendibilità, sul piano presuntivo, è molto meno fondante rispetto alle precedenti voci.

Nella fase propedeutica di selezione dei contribuenti da verificare, rileveranno esclusivamente gli elementi di spesa certi a disposizione del Fisco. In pratica, quindi, entreranno in gioco spese certe, spese su elementi certi, investimenti patrimoniali e quota di risparmio dell’anno. Nella selezione si avrà cura di non scegliere posizioni caratterizzate da marginalità economica. Le spese per beni di uso corrente che fanno riferimento alla medie Istat, rileveranno solo in sede di contraddittorio ed ove il contribuente non abbia già fornito chiarimenti esaustivi in merito alla regolarità della propria posizione.

Da ultimo si evidenzia che nella circolare le Entrate confermano l’irretroattività del nuovo redditometro alle annualità antecedenti al 2009. Sul tema la giurisprudenza tributaria, nell’ottica favorevole al contribuente, si è già orientata più volte in senso diametralmente opposto.

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