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Le vendite sui bancari pesano su Milano (-1,44%)

La nuova stretta della Bce sui crediti deteriorati si fa sentire in Borsa. In particolare sui titoli delle banche italiane che, come noto, hanno i maggiori problemi di qualità del credito in Europa. L’indice settoriale Ftse Italy Banks ha perso il 2,29% contribuendo alla performance negativa dell’indice Ftse Mib che ha chiuso gli scambi in calo dell’1,44 per cento. Peggio di Piazza Affari ha fatto solo Madrid (-2,85%) che alla debolezza del settore bancario (-4% l’indice settoriale) ha sommato l’incertezza politica legata alle ricadute del referendum sull’indipendenza della Catalogna.
A Milano le vendite hanno colpito soprattutto le azioni di Banco Bpm, ieri peggior titolo del listino con un calo del 5,3%, Ubi Banca (-3,76%), Banca Generali (-2,97%) e Bper (-2,96%). Male anche Unicredit (-2,63%) e, in misura minore, Intesa San Paolo (-1,68%). Nel resto d’Europa, oltre alle spagnole, sono state penalizzate le banche di Grecia e Portogallo così come le due maggiori banche francesi: Socgen (-1,1%) e Bnp Paribas (-1,77%).
«Il calo dei titoli bancari non sorprende» commenta Marco Palacino, managing director per l’Italia di BNY Mellon che attribuisce la debolezza del settore ai timori degli investitori sulle «ricadute strutturali di lungo periodo» che le nuove linee guida potranno avere soprattutto sugli istituti dell’Europa del Sud «che saranno gravati da nuovi e più stringenti requisiti di accantonamento». Il timore insomma è che i rigidi criteri indicati dall’autorità di vigilanza possano avere un impatto sui conti futuri. Nuove svalutazioni dopo il bagno di sangue degli ultimi anni costato alle banche italiane quotate che fanno parte del listino Ftse Mib oltre 42 miliardi di euro in termini di perdite cumulate tra il 2011 e il 2016.
Le nuove regole non si applicano sui crediti oggi classificati come non performing (1100 miliardi in Europa di cui 324 miliardi solo in Italia) ma solo su quelli che lo diventeranno a partire dall’1 gennaio 2018. È probabile quindi che le nuove linee guida spingano gli istituti a modificare la classificazione dei crediti sani ma a rischio come “non performing” per ridurre il peso degli accantonamenti che sarebbero ben maggiori se questo passaggio dovesse avvenire nel 2018. Le nuove linee guida secondo gli analisti di Equita incentiveranno le banche a smaltire lo stock dei crediti di deteriorati. Soprattutto quelli non non garantiti per cui la Bce ha imposto criteri di accantonamento più rigidi. Tra marzo e luglio di quest’anno molte banche – Unicredit, Montepaschi, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Credito Valtellinese, Carige, BPM, Intesa San Paolo e altre minori – si sono attivate per cedere Npl fino a 70 miliardi di valore nominale. Tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo – ha dichiarato il ministro Padoan la scorsa settimana – «si prevedono cessioni di per 66 miliardi». Il mercato dei crediti deteriorati è letteralmente esploso quest’anno anche grazie alle novità legislative introdotte dal governo che hanno facilitato le cartolarizzazioni.

Andrea Franceschi

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