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Le vendite sostengono i margini di A2A

A2A si prepara a diventare la super-utility del dopo Edison con il biglietto da visita di una solida trimestrale. E con due jolly da giocare: lo sbroglio della matassa del Montenegro e un sostanziale via libera al polo dell’ambiente.
Da gennaio a marzo i ricavi della municipalizzata lombarda controllata dai Comuni di Milano e Brescia sono balzati del 12% a 1,957 miliardi, nonostante la recessione porti con sè una contrazione dei consumi di elettricità. Più che sul margine operativo lordo, che è uscito in lieve contrazione a 271 milioni (dai 278 dell’anno scorso) per colpa della siccità che ha dimezzato la produzione idroelettrica in Montenegro, è sul risultato operativo, pari a 186 milioni (+25%), che si è visto l’effetto dei maggior ricavi. Anche l’utile netto è risultato in calo, da 85 a 76 milioni, ma per l’effetto contabile negativo di aver dovuto adeguare a valori di mercato un bond, al netto del quale i profitti sarebbero di 88 milioni.
L’indebitamento è lievemente sceso, da 3,954 miliardi dai 4,021 miliardi, ma rimane il nodo su cui si concentrano i timori del mercato visto che con l’operazione Edipower l’esposizione di A2A salirà a quasi 5 miliardi. Ad attutire l’impatto, il contributo al margine operativo lordo che Edipower porterà e che sarà» sicuramente superiore a 200 milioni» ha anticipato Renato Ravanelli, direttore generale di A2A, motivando così le attese per un Mol 2012 superiore al 2011. In attesa di consolidare Edipower, A2A disinnesca il nodo del Montenegro, dove la controllata Epcg, comprata anni fa, continua ad appesantire il conto economico. Nel clima di buoni rapporti tra i due Paesi, rafforzato dal vertice tra Mario Monti e Igor Luksic, A2A ieri ha confermato i rumor di uno spin-off delle attività termoelettriche di Epcg che torneranno allo Stato. Così A2A si libererà della parte più inefficiente di Epcg .
L’altro dossier sul tavolo per A2A è il cosiddetto polo ambientale, tema sollevato da Brescia che ha ventilato l’ipotesi di uno scorporo di A2A. Ravanelli è favorevole al polo ambientale e vede nella cosa «la possibilità di creare una delle più grandi società in Italia», ma senza spezzatino di A2A.

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