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Le valute estere tornano redditizie

Tutti a caccia del franco svizzero, con un occhio sempre vigile sulla possibile ripresa del dollaro. Le valute sono il fenomeno del momento in campo finanziario, come testimoniato anche dalla nascita di numerosi broker specializzati nel settore. Un'opportunità di diversificazione anche per i piccoli risparmiatori, a patto di limitarne l'esposizione.

Mania Forex

Il modo più diretto per investire in valute – ad esempio per puntare su un apprezzamento del dollaro rispetto all'euro – è costituito dalla negoziazione sul Forex, la piattaforma dedicata, alla quale si può accedere tramite un broker che offre questo servizio. Il contratto standard viaggia introno ai 100 mila dollari (con un costo commissionale che varia dallo 0,01% allo 0,02%), ma con la possibilità di operare a leva: in sostanza, si impiega solo una parte del capitale che si vuole investire (ad esempio un decimo), con la conseguenza di veder amplificati guadagni o perdite, proporzionalmente alla leva impiegata. Di solito è previsto un tetto ai ribassi, che scatta se il trader erode il margine versato. Bastano queste indicazioni per capire che il Forex non è adatto a tutti, ma solo a quanti hanno già una certa dimestichezza con i mercati finanziari in generale, e con le valute in particolare.

L'alternativa del fondo passivo

Per tutti gli altri c'è l'alternativa dei currency Etf, fondi passivi che anziché investire – come i normali Etf – su indici obbligazionari o azionari, hanno come sottostanti le valute. Così, ad esempio, acquistando un Etf monetario denominato in franchi svizzeri, l'investitore scommette sulla crescita della moneta elvetica, evitando altri fattori di rischio, che sorgerebbero in caso di opzione in favore di un Etf azionario o in bond. Così, ad esempio, il Sonia Total Return-DB, che replica fedelmente l'indice Sonia (Sterling OverNight Index Average), vale a dire il tasso di riferimento a breve per il mercato inglese. Il prodotto ha un costo di gestione dello 0,15% annuo e una performance a 12 mesi del -5%. Alcuni Etf focalizzati sulle valute prevedono anche un effetto leva – in genere in proporzione uno a uno o uno a due -, che amplifica i movimenti verso l'alto e verso il basso, come già visto per il Forex. Un discorso simile a quello degli Etf, può essere fatto per i fondi comuni, disponibili tanto nell'opzione monetaria, che obbligazionaria o azionaria. Nel primo ambito rientra l'Amundi Funds Absolute Forex Asia Pacific, focalizzato sulle valute del Far East (costo di gestione all'1% annuo). Sull'equity punta, invece, JPM Japan Strategic Value (1,5% di commissione di ingresso e 1,95 di commissione per la gestione), che è denominato in yen e ha in portafoglio società nipponiche come Toyota, Mitsubishi, Honda e Mizuho.

Sull'obbligazionario, infine, è concentrato il Fidelity Funds – US High Yield A Acc Euro (1% sia per la commissione di ingresso, che per quella di gestione), che investe in titoli di emittenti ad alto rendimento e di bassa qualità, che hanno i loro principali ambiti di attività negli Stati Uniti. Il fondo è denominato in euro, ma i sottostanti sono in valuta americana, cosa che non esclude del tutto il rischio cambio.

L'investimento in equity

La terza possibilità è costituita dall'investimento diretto in azioni quotate su listini non euro. La maggior parte dei broker online consente di operare direttamente sui principali listini europei e statunitensi. Questa opzione espone, tuttavia, a un duplice rischio: l'andamento del cambio si somma infatti all'oscillazione del titolo azionario. Ragion per cui è consigliabile limitare l'investimento su questo fronte a una quota marginale del proprio portafoglio.

Le previsioni degli analisti

Gli studi degli analisti possono costituire una bussola utile a orientarsi nella scelta degli investimenti in valuta. Tra i report più recenti, da segnalare quello elaborato da Michael Hewson (Analista di Cmc Markets) e Tim Waterer (senior FX Dealer), che vedono salire le possibilità di recessione e per questo considerano concreto il rischio di un indebolimento per dollaro ed euro. Anche Exane ha una view di lungo periodo negativa sul biglietto verde e prevede nel medio termine un euro a quota 1,60 rispetto alla valuta statunitense, a causa del deficit di bilancio e della bilancia corrente e della politica monetaria della Fed che resterà accomodante. Nel breve periodo, invece, lo scenario potrebbe essere differente a causa dell'elevata avversione per il rischio, che potrebbe spingere il cambio a quota 1,35. Lo stesso motivo, avvertono gli analisti, minaccia di portare nei prossimi mesi il franco svizzero in prossimità della parità rispetto alla moneta unica di mercato. Nel giudicare il rapporto tra euro e dollaro, Websim parla di «lotta tra poveri, che produce da tempo un nulla di fatto». Aggiungendo che «è confermata la totale mancanza di un trend di fondo con alternanza di fasi impulsive e correttive della durata anche di vari mesi. Si può individuare un baricentro intorno a 1,38/1,35».

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