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Le tre partite da cui dipende il destino del Recovery Fund

È un Consiglio europeo quello fissato per domani e dopodomani che deve servire a discutere di clima e di politica estera. Sullo sfondo tuttavia domineranno due trattative che si stanno confermando particolarmente ostiche. La prima è relativa al prossimo bilancio comunitario. La seconda è tutta dedicata a un sofferto accordo di partenariato con il Regno Unito. Nei due casi, il tempo stringe, come ha avvertito ieri la presidenza tedesca dell’Unione.

Sul primo fronte, la trattativa tra Parlamento e Consiglio avanza con incredibile lentezza. Sono tre i principali nodi sul tavolo: l’ammontare del bilancio comunitario 2021-2027 a cui è associato il Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro; il tema del rimborso del denaro preso a prestito sui mercati attraverso risorse proprie dell’Unione; e l’impegno a legare l’esborso dei fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto (si veda Il Sole/24 Ore di ieri).

Sui due primi aspetti un compromesso appare a portata di mano. Più difficile è il terzo nodo: un incontro tra le parti lunedì sera è stato definito costruttivo, non risolutivo. A rappresentare il Consiglio nelle trattative con il Parlamento è la presidenza tedesca dell’Unione. La cancelliera Angela Merkel ha assicurato ieri che la Germania «sta lavorando molto duramente per raggiungere un accordo» in modo che il denaro del bilancio possa arrivare ai Paesi all’inizio del 2021.

L’assemblea parlamentare vorrebbe che il meccanismo di rispetto dello stato di diritto fosse più stringente. Il Consiglio frena, temendo il fuoco amico di Ungheria o Polonia, i due Paesi presi di mira dalla nuova iniziativa. Proprio ieri da Varsavia, in una intervista a Gazeta Polska Codziennie, il vicepremier Jaroslaw Kaczynski ha minacciato di bocciare qualsiasi intesa tra Consiglio e Parlamento sul prossimo bilancio comunitario, nel caso di accordo insoddisfacente sul versante dello stato di diritto.

Nei fatti, il Parlamento chiede un qualche aggiustamento: «Il vertice di questa settimana deve servire ai leader per venirci incontro, in un modo o nell’altro», spiega un esponente parlamentare, visibilmente alla ricerca di un compromesso. In cuor loro, le parti sanno perfettamente che un rinvio dell’entrata in vigore del pacchetto finanziario rischia di essere dannoso per la loro immagine politica, soprattutto in un momento di ripresa dell’epidemia influenzale.

L’altro tema che rischia di tenere banco durante il vertice europeo è quello di Brexit. Il negoziato su un accordo di partenariato è in alto mare, a meno di tre mesi dall’uscita della Gran Bretagna dal mercato unico e dall’unione doganale. Ieri dal Lussemburgo il ministro tedesco per gli affari europei Michael Roth è stato perentorio: «Le trattative sono in una fase cruciale, molto seria. Nessuno dovrebbe sottostimare i rischi di un mancato accordo. Sta al Regno Unito fare un passo nella nostra direzione».

I nodi sono sempre due: l’accesso al mercato unico da parte del Regno Unito che però non vuole rispettarne le regole, in particolare sugli aiuti di Stato, e il tema della pesca, ossia dell’accesso alle rispettive acque territoriali (si veda Il Sole/24 Ore del 10 ottobre). Questo secondo punto è particolarmente delicato perché mette in mostra interessi divergenti tra i Ventisette. L’accesso alle acque britanniche è realmente importante solo per alcuni Paesi affacciati sul Mare del Nord e l’Atlantico.

Il ministro per gli Affari europei francese Clément Beaune ha affermato ieri che su questo aspetto Parigi non transigerà. Sempre dal Lussemburgo, il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha voluto notare «la forte unità dei Ventisette». Si è anche detto pronto a continuare a lavorare «in vista di un accordo equo, nei prossimi giorni e settimane».

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