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Le tre offerte per salvare Alitalia La partita si gioca su esuberi e prezzo

I negoziati proseguono. L’obiettivo delle prossime settimane è incardinare la vendita di Alitalia sul binario di una trattativa in esclusiva, per poi giungere al closing dell’operazione prima delle elezioni. Tutto potrebbe essere definito, insomma, entro il prossimo 4 marzo. Lo scenario è quello delineato dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che considera il dossier per la cessione di Alitalia prioritario quanto quello sul destino di Ilva. «Oggi abbiamo sul piatto tre offerte. Quello che faranno i commissari, già immagino — dice Calenda — alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima, è dire quale di queste offerte è la migliore, quindi con chi si può iniziare a fare la negoziazione in esclusiva». Le opzioni per assicurare un futuro all’ex compagnia di bandiera sono appunto tre: a cominciare dalla vendita ai tedeschi di Lufthansa, seguita dall’alternativa targata Easyjet oppure dalla soluzione di una cessione agli americani del fondo Cerberus. Dal fronte governativo non è un mistero che la prospettiva preferibile sia quella tedesca, sebbene Calenda tenga a specificare: «Non ho preferenza, per me la questione si basa sui numeri». Il prezzo di acquisto, l’entità degli esuberi e i dettagli numerici del piano di rilancio sono le cifre su cui sono chiamati a trattare i tre commissari (Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari) che conducono il negoziato.

Alla proposta di Lufthansa viene riconosciuta maggiore solidità finanziaria (proprio ieri la compagnia ha annunciato 8 mila nuove assunzioni), ma l’offerta economica, che muove da meno di 300 milioni di euro, non soddisfa le aspettative né dei commissari né del governo. Un punto di caduta che accordi le parti potrebbe essere intorno ai 450 milioni di euro. L’altro ordine di grandezza cruciale su cui si gioca la partita è il numero dei dipendenti in esubero nelle attività cosidette aviation.

Al momento in Alitalia lavorano 8 mila persone, il piano Lufthansa ipotizza circa 2 mila esuberi. La questione è delicata, tanto più in vista di una campagna elettorale durante la quale chi è al governo non intende scontare politicamente l’annuncio dei licenziamenti. I commissari, del resto, una volta esaurita la trattativa e fissate le cifre con il potenziale acquirente passeranno la palla all’esecutivo per il via libera all’eventuale negoziato in esclusiva. Una fase che, salvo sorprese, si configura come l’anticamera per l’accordo di vendita. Per soddisfare i commissari manca un ultimo tassello: le linee guida del piano industriale con le prospettive di sviluppo e le garanzie sui collegamenti per il sistema Paese.

A seguire il negoziato per conto dei tedeschi sono, tra gli altri, Michael Kraus già amministratore delegato di Air Dolomiti (controllata dal vettore con sede a Colonia) e di Lufthansa Italia, e l’attuale ad di Air Dolomiti Joerg Eberhard. Manager che conoscono, dunque, il mercato italiano e le incognite di una trattativa dove la politica giocherà un ruolo, basti ricordare la vendita di Alitalia a Air France fallita perché diventata oggetto di campagna elettorale da parte di Silvio Berlusconi nelle elezioni del 2008. Scadenze immediate non ce sono: il prestito ponte da 900 milioni di euro del governo per assicurare continuità aziendale scade dopo l’estate. Per ora come dice Calenda è «intonso».

Andrea Ducci

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