Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Le tre incognite sulla decisione della Fondazione

Decidere chi entra in un consiglio d’amministrazione non è mai cosa troppo agevole. Ma le difficoltà che la Fondazione Monte dei Paschi e i suoi partner nel patto di sindacato dentro la compagine azionaria di Banca Mps, e cioè i fondi esteri Fintech e Btg Pactual, stanno incontrando per mettere a punto la lista da presentare all’assemblea degli azionisti del gruppo senese sono amplificate da almeno tre fattori straordinari.
Due riguardano la Fondazione. Per la prima volta nella sua storia ventennale, l’Ente presieduto da Marcello Clarich si trova davanti a un passaggio obbligato e soggettivamente epocale, avendo come unica prerogativa l’indicazione del futuro presidente di Mps, a condizione che il listino dei pattisti risulti il più votato in assemblea (lo statuto della banca assegna al vincitore metà della governance, compresi appunto presidente e amministratore delegato). In secondo luogo, non è affatto detto che la Fondazione manterrà anche in futuro questa sua prerogativa. Potrebbe essere l’ultima volta che l’istituzione di Palazzo Sansedoni, un tempo tra le più ricche d’Italia con oltre 6 miliardi di patrimonio e più del 50% del Monte in portafoglio, esercita un’influenza diretta sul gruppo di Rocca Salimbeni.
La strada di Banca Mps è infatti tracciata: dopo il rinnovo del consiglio d’amministrazione, che avverrà a metà aprile insieme all’approvazione dei conti 2014 (chiusi con una perdita di 5,3 miliardi), ci sarà l’aumento da 3 miliardi già annunciato e garantito da un consorzio internazionale, poi tutti si aspettano l’arrivo di un cavaliere bianco che tolga il Monte definitivamente dal pantano in cui è finito con l’acquisto di Antonveneta nel 2007-2008. Anche se la Fondazione decidesse di partecipare pro quota all’aumento di capitale, sborsando 75 milioni, la prospettiva è quella di una diluizione che di fatto metterebbe fuori gioco l’Ente nel giro di qualche mese. A meno che la Banca presieduta da Alessandro Profumo e guidata da Fabrizio Viola non trovi la forza per restare autonoma. Ma è una prospettiva in cui pochi credono.
Tutto questo condiziona, e non poco, le scelte per il rinnovo della governance del Monte. Le indiscrezioni parlano di un impasse sui nomi della componente femminile del listino targato Fondazione-Fintech-Btg Pactual (in particolare sulla candidatura di Fiorella Bianchi, direttore generale di Conad Tirreno), ma la partita è ben più importante e coinvolge direttamente i ruoli di vertice. La conferma di Profumo e Viola non è in discussione, ma la prospettiva di un “mandato breve” lasciata intravedere dallo stesso Profumo nei giorni scorsi (vedere il Sole 24 Ore di domenica 15 marzo) è con ogni probabilità il vero nodo da sciogliere e costituisce il terzo fattore straordinario che ritarda l’accordo. È logico che la Fondazione, il cui statuto indica tra le priorità il mantenimento del legame di Banca Mps con Siena, cerchi di tutelarsi. Per decidere c’è tempo fino a venerdì. E anche se dal cilindro di Palazzo Sansedoni non usciranno sorprese, è negli accordi di prospettiva che bisognerà cercare l’indicazione vera sul futuro del Monte. Una notte in più per riflettere, dunque. Nella città del Palio è quasi un rito.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Meno vincoli della privacy per l’utilizzo delle nuove tecnologie in chiave antievasione. La deleg...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il green pass diventa obbligatorio per quasi 20 milioni di lavoratori. Da metà ottobre per acceder...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha preso il via il digital tour di Imprese vincenti 2021, il programma di Intesa Sanpaolo per la va...

Oggi sulla stampa