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Le tre casse a Cariparma, c’è l’ok del Fondo volontario

La soluzione per il salvataggio delle Casse di risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato c’è e si chiama Cariparma-Crédit Agricole. Ieri il braccio volontario del Fondo interbancario, azionista delle tre banche, ha approvato lo schema dell’operazione del gruppo italo-francese. Un ok espresso all’unanimità, quello del board del Fondo volontario, che apre le porte a un intervento in più step da parte del gruppo guidato da Giampiero Maioli, manager che proprio lunedì ha condiviso il progetto con i vertici a Parigi. Anzitutto è previsto che domani il board di Cariparma si riunisca per formalizzare l’offerta non vincolante, a valle della quale inizierà la due diligence sui bilanci dei tre istituti in difficoltà. In questo passaggio – che in realtà dovrebbe essere solo formale, visto che da tempo Cariparma è al lavoro sul dossier – la banca dovrebbe essere aiutata da Bain, advisor che fino ad oggi ha affiancato la banca nel piano. Tutto dovrebbe chiudersi velocemente. È previsto infatti che già entro fine mese Cariparma possa presentare l’offerta vincolante.
Del resto, l’architettura del piano è oramai definita. L’offerta dell’Agricole prevede anzitutto l’acquisizione di Caricesena per un corrispettivo di circa 130 milioni. Le risorse, sommate ai 420 milioni attualmente in cassa dello Schema volontario, costituiranno un tesoretto da 550 milioni che il Fondo dovrebbe utilizzare per una doppia manovra: la ricapitalizzazione di Rimini e San Miniato e il varo di una maxi-cartolarizzazione che permetterà di ripulire il bilancio dei due istituti, prima della cessione ai francesi alla cifra simbolica di un euro.
Resta il tema della strutturazione definitiva della securitization, che si capirà solo una volta che la segmentazione (il cosiddetto tranching) sarà definita. Da smaltire c’è un ammontare dei crediti lordi per un miliardo e mezzo di euro complessivi (uno dei quali proveniente da Cesena, il resto suddiviso tra Rimini e San Miniato). È prevista la suddivisione nelle classiche tre tranche: la senior, che dovrebbe essere coperta da garanzia statale Gacs per essere venduta a investitori istituzionali (o per rimanere in capo alle stesse banche salvate); la mezzanina, che potrebbe essere oggetto di interesse di Atlante; la junior, la più rischiosa, che dovrebbe finire allo stesso Fitd. In questo processo, Sga potrebbe intervenire come servicer mentre al termine dei lavori il Fitd dovrebbe ritrovarsi con una disponibilità sufficiente a sopravvivere.
Si avvia così verso una soluzione il problema delle tre piccole banche del Centro Italia (due in Emilia Romagna, Rimini e Cesena, e una in Toscana, San Miniato), istituti che rappresentevano una spina nel fianco per la Vigilanza. Varato sotto la cabina di regia di Palazzo Koch, il piano studiato dallo schema volontario del Fondo, presieduto da Salvatore Maccarone, permette infatti di mettere in sicurezza i tre istituti senza dover intervenire sui depositi sopra i 100mila euro, ipotesi che sarebbe scattata in caso di liquidazione. Da parte sua, Cariparma salva le tre banche e i dipendenti ma nel contempo rafforza la propria presenza in territori già presidiati, mossa che rende così più agevole l’integrazione.

Luca Davi

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