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Le toghe: “Vaccinateci o dovremo bloccare l’attività dei tribunali”

«Rallentare immediatamente l’attività giudiziaria». Addirittura «sospenderla », in assenza di tutele per la salute. Oppure: vaccinare tutti gli operatori che frequentano i Tribunali. È un aut-aut, e insieme un grido d’allarme, quello che lancia l’Associazione nazionale magistrati in un documento (che era nell’aria da settimane) inviato ai vertici degli uffici. Una mossa destinata a far discutere nel Paese della giustizia- lumaca, e degli arretrati già lievitati dopo il primo lockdown, un anno fa. E che riceve subito l’assist del sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. Già la Guardasigilli Marta Cartabia aveva ascoltato i vertici della giunta Anm e si era fatta interprete, giorni fa, del disagio mostrato dalle toghe a nome di tutti.
Ieri, l’“avviso” nero su bianco. La prima scintilla tra le toghe e il governo Draghi, “reo” di aver esposto a rischio giudici, avvocati, cancellieri — tutti «i lavoratori del comparto », sottolinea l’Anm — eliminandoli dall’elenco delle categorie a rischio cui somministrare in via prioritaria il vaccino. Una posizione su cui si ritrovano tutte le correnti dei magistrati (nonostante le divisioni laceranti su altri fronti, dal caso Palamara in giù), nella nota firmata dalla giunta esecutiva dell’Anm. «Il nuovo Piano strategico vaccinale, modificando le linee guida approvate nel dicembre 2020 — scrivono i magistrati — non prevede più», tra i gruppi “target”, «i lavoratori del comparto giustizia». Secondo l’Anm, il « governo considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione », decisione che desta «disagio e sconcerto» e appare «in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall’Ue e richiamati dalla ministra Cartabia». Le toghe rivolgono così un appello ai dirigenti degli uffici e chiedono «con la sollecitudine che la gravità del momento richiede », ad «adottare energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività », senza escludere, nei casi estremi, «anche la sospensione dell’attività non urgente».
La drastica misura si riterrebbe necessaria nel caso in cui «dovessero inspiegabilmente mancare interventi normativi, che l’elevato numero di contagi e di vittime tra gli operatori di giustizia impongono».
Una mossa che rischia di passare come l’ennesima autodifesa corporativa? «Qui non c’entrano gli interessi della presunta casta — spiega a Repubblica Lilli Arbore, giudice a Trani e componente della giunta Anm — Noi serviamo le istituzioni e rispettiamo la scelta della vaccinazione per fasce di età. Però non si può esporre la collettività al rischio che gli uffici si trasformino in focolai diffusi». Proprio ieri, per quattro ore, la “piazza coperta” del Tribunale di Napoli si è trasformata in camera ardente per l’ultimo saluto al procuratore della Distrettuale antimafia Luigi Frunzio: 62 anni, vicario del procuratore Gianni Melillo, Frunzio, che non soffriva di altre patologie, è stato stroncato dal Covid dopo tre mesi di estenuante lotta. «Una perdita grave che si aggiunge ad altre, è durissimo il bilancio. Ora c’è bisogno di una posizione netta del governo», aggiunge Arbore. E Paola Cervo, giudice a Napoli, del Comitato direttivo Anm: «I magistrati non si sono mai sottratti. Vogliamo solo continuare a svolgere il nostro lavoro in sicurezza con avvocati, cancellieri e tutti i lavoratori». Preoccupazioni che, per il sottosegretario Sisto, meritano «un urgente ed utile approfondimento, che mi impegno a sollecitare. Affinché l’emergenza pandemica, che già si è trasformata in emergenza economica, non diventi anche una catastrofe per l’amministrazione della giustizia».
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