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Le tasse legate all’età

L’hanno chiamata maturità fiscale. E se il principio può sembrare teorico le conseguenze sono decisamente pratiche: far pagare un po’ meno tasse ai giovani e un po’ più tasse agli anziani. La proposta è in un rapporto preparato da due professori della Luiss. Fabio Marchetti, docente di diritto tributario, e Luciano Monti, che insegna Politiche dell’Unione Europea, lo presenteranno il 22 nell’università romana, con ricca partecipazione di ministri. E probabilmente c’è anche il loro lavoro dietro l’annuncio fatto da Tommaso Nannicini, ex sottosegretario a Palazzo Chigi, ora consigliere di Matteo Renzi. Intervistato dal Messaggero , Nannicini ha parlato di riduzione della pressione fiscale sulle nuove generazioni. Una carta da giocare al tavolo delle primarie Pd e, soprattutto, a quello delle prossime elezioni.

«È proprio una delle idee contenute nel nostro rapporto», dice Monti, uno dei due professori della Luiss. «L’idea è di ancorare la pressione fiscale non solo al reddito ma anche all’età. A parità di reddito il giovane pagherebbe meno dell’anziano». Perché una mossa del genere? «Il nostro obiettivo – dice ancora il professore – è ridurre il disagio giovanile». Meno tasse uguale (un po’) meno disagio. Attenzione, però: perché il progetto è senza oneri per lo Stato. Far pagare un po’ meno i giovani significa anche far pagare un po’ di più gli anziani. «Visto il momento – dice ancora il professor Monti – mi sembra davvero difficile che lo Stato possa rinunciare a una parte delle sue entrate, senza compensazioni». Nei piani di Nannicini, invece, lo sconto sulle tasse per i giovani non sarebbe compensato da un rincaro su quelle per i più anziani. La differenza ce la metterebbe lo Stato, pescando da un aumento delle entrate fiscali realizzato sia con la tassazione dell’economia digitale, da affrontare a livello europeo, sia da un affinamento degli strumenti anti evasione sull’Iva. Proprio ieri il ministero dell’Economia ha pubblicato dati che sembrano rendere meno impervio questo percorso: nel 2016 le entrate fiscali sono aumentate del 3,3%, superando i 450 miliardi di euro. Quasi sei miliardi in più sono arrivati dallo split payment , il meccanismo che obbliga la pubblica amministrazione a versare direttamente all’erario l’Iva sulle fatture dei propri fornitori. Ma forse l’andamento delle entrate non basterebbe a garantire uno sconto ai giovani senza un rincaro per gli anziani. Per il 2018, il governo deve trovare 20 miliardi di euro per evitare che scattino le clausole di salvaguardia, gli aumenti automatici dell’Iva. L’anno dopo i miliardi da trovare per lo stesso motivo diventano quasi 23. Senza contare gli altri 10 miliardi che servirebbero, ogni anno, per tagliare le tasse sul lavoro, come appena annunciato dal premier Paolo Gentiloni. Almeno, nella versione dei due professori lo sconto sulle tasse ai giovani dovrebbe durare solo qualche anno. Anche perché, in caso contrario, potrebbe essere dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, come già avvenuto per il contributo di solidarietà a carico dei pensionati. Renzi e Nannicini, invece, hanno in mente un meccanismo stabile, che regga nel tempo. Forse lontano dal governo è più facile coltivare progetti ambiziosi.

Lorenzo Salvia

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