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Le strategie contro la crisi

di Vittorio Carlini e Maximillian Cellino

Il cartellino giallo di Moody's, dopo quello di S&P's nel maggio scorso, sul debito dell'Italia. I vari «stop and go» dell'Ue, e non solo, sul fronte del salvataggio di Atene. Ce ne é abbastanza per mettere sotto pressione i mercati. E con loro investitori, e piccoli imprenditori, che si domandano: quali le strategie migliori per gestire i propri denari?

Per i risparmiatori, e non solo, vale la regola "aurea" di non prendere decisioni sull'onda emotiva. I listini per esempio, è il commento degli esperti, (vedere box in pagina) attualmente spesso sono sottovalutati. Certo, Borse difficili non adatte al fai-da-te. E su cui, a breve, la Federal reserve americana chiuderà il rubinetto di liquidità del quantitative easing. Un evento visto come un ulteriore possibile fattore che agevola il calo delle quotazioni. Eppure, da un lato c'è chi crede a un terzo round di shopping di Treasury («è possibile – scrive Mps Cs – l'implementazione di un altro programma della Fed a fine estate»); dall'altro, diversi money manager sostengono che il mercato abbia già scontato l'exit strategy. Così, l'indicazione è di mantenere i titoli che si hanno in portafoglio.

Ma non è solo l'azionario. Per il signor Rossi, infatti, la preoccupazione si indirizza pavlovianamente verso il mutuo. Qui, paradossalmente, chi ha già un prestito (a tasso variabile) potrebbe addirittura scontare dei benefici. Il problema, semmai, si presenta in capo alla famiglia che vuole accenderne uno nuovo (vedere box in pagina).

Difficoltà che dovrà affrontare anche l'artigiano o il commerciante? «Allo stato attuale -spiega Mario Spreafico, direttore investimenti per Schroeder Italia -, non vedo particolari pressioni, sui prestiti effettuati da istituti italiani a imprese nostrane, legate agli eventi di questi giorni». Certo, i tassi d'interesse sono saliti (dal 2,9% di marzo 2010 al 3,38% di marzo 2011 per crediti fino al milione) «ma il costo del debito», anche per le moratorie tra Abi e Confindustria, «resta comunque interessante: da sfruttare». Al contrario, la differenza «c'è sui prestiti da banche estere verso le aziende italiane. Ma qui, a dire il vero, il gap non si è creato nel recentissimo passato».

Insomma, sull'attività cross-border il tema si pone. Come si pone, ovviamente, per il rischio valutario. «Guardando ai fondamentali – spiega Gabriele Vedani, ceo di Forex capital market Italia -, l'euro dovrebbe essere ben più debole rispetto al dollaro. Tuttavia il driver resta il differenziale dei tassi che, unito all'artificiale debolezza indotta da Washington alla divisa verde, permette alla moneta di Eurolandia di restare attorno a quota 1,43». Quindi? «Essenziale è monitorare il livello 1,3740: al di sopra di quel valore c'è un trend al rialzo che può comportare», da un lato l'indicazione per eventuali attività di copertura; «dall'altro, il supporto minimo per una strategia long sul cross euro-dollaro». L'asset rifugio Franco svizzero sembra, al contrario, avere perso un po' del suo appeal: «La moneta elvetica ha corso già parecchio. Può ancora salire, ma un rischio classico è quello di salire su un trend che si è sviluppato da tempo». Insomma, la prudenza non è mai troppa.

Così come bisogna fare attenzione (vedi box in pagina) a maneggiare bond, magari corporate, per cercare extra-rendimento.

 

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