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Le Stp non ci appassionano

Arrivano le società tra professionisti (Stp) anche in ambito legale; anzi no, resta tutto come prima. Regna una gran confusione intorno al tema, dopo che il Governo Letta ha lasciato decadere la tempistica (31 agosto) per esercitare delega in materia, che gli era stata concessa dalla legge n.247/2012 relativa alla riforma dell’ordinamento forense.

Così, dopo l’approvazione delle Stp, con l’apertura ai soci di capitale, i legali avevano ottenuto il rinvio a una disciplina ad hoc per la loro categoria, in ragione delle questioni di privacy inerenti lo svolgimento della stessa.

Così, entro il 4 agosto si attendeva una regolamentazione da parte dell’esecutivo, ma il termine è trascorso senza interventi.

Cosa succede ora? Difficile dirlo, considerato che anche dal ministero di Giustizia non arrivano chiarimenti in merito. L’impressione è che a questo punto gli avvocati siano equiparati agli altri professionisti, per cui potranno aderire a Stp con altri professionisti e accogliere anche soci di capitale.

Come fa notare Nicola Marino, presidente dell’Oua (Organismo unitario dell’avvocatura), «equiparare gli avvocati a tutti gli altri professionisti è stata una forzatura inaccettabile da parte del Governo», commenta.

«Qui non si tratta di difendere privilegi o uno status quo per il gusto di farlo, ma di considerare che l’avvocato è legato al cliente da un rapporto di fiducia, apprende informazioni confidenziali che non si prestano a una struttura come quella dei soci di capitale».

Trascorsa qualche settimana dalla scadenza della delega, non vi sono ancora Stp con avvocati iscritte alle Camere di Commercio, ma che ciò avvenga appare molto probabile a Marino: «Sicuramente vi sarà qualche tentativo in merito, che noi ostacoleremo in sede giudiziaria facendo valere le ragioni della nostra opposizione in merito».

Anche dal Cnf fanno sapere che la posizione non è cambiata: serve una regolamentazione ad hoc, è il messaggio veicolato all’esecutivo, non solo per le specificità della professione, ma anche per la presenza di regole preesistenti al regime delle Stp che creano problemi di armonizzazione.

Tra gli studi d’affari c’è poco interesse sulla materia.

Un’eccezione è costituita da Legalitax, con il partner Marco Moretti che spiega: «Nonostante il mancato esercizio della delega, non vedo spazi per sostenere che si sia riaperta al mondo forense la possibilità di utilizzare lo strumento delle società tra professionisti».

L’avvocato ricorda che la legge forense, norma di rango primario, ha sancito che le uniche forme di esercizio non individuale della professione sono il modello associativo (anche di carattere interdisciplinare) e quello societario (subordinatamente all’emanazione di un apposito decreto legislativo e salvo le società poco diffuse di cui al d.lgs. 96/2001).

Quindi, la mancata emanazione del decreto «preclude al momento l’esercizio della professione legale in forma societaria, a maggior ragione se si considera che la delega al Governo sanciva un divieto di società interdisciplinari, come sarebbero invece le Stp».

L’effetto sarebbe quindi «una riconferma e un rilancio della forma associativa quale unica vera modalità di esercizio non individuale della professione forense».

In attesa dell’evolversi degli eventi, e di capire se vi sarà qualche richiesta di registrazione delle società tra professionisti, resta una considerazione: la mancata disciplina da parte dell’esecutivo ha incrementato la confusione in materia.

Sarebbe bene intervenire, anche a tempo scaduto.

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