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Le Stp finiscono nel freezer

Partenza con il freno a mano per le società tra professionisti. La compagine potrà essere formata non solo da soggetti iscritti agli albi, ma anche da soci finanziatori e sono consentiti conferimenti anche sotto forma di prestazioni d’opera. Tuttavia, per l’imprimatur della normativa, secondo lo studio 41/2012/1 del Consiglio nazionale del notariato, pubblicato lo scorso 26 novembre 2012, occorre attendere l’emanazione del regolamento. Tale documento dovrebbe disciplinare le modalità di esecuzione dell’incarico e i casi incompatibilità e di rispetto del codice deontologico.

Le società per l’esercizio della professione. L’art. 9-bis del dl n. 1 del 24 gennaio 2012 (convertito nella legge 27/2012), nel modificare l’art. 10, commi 3-11 della legge 183/2011, ha espressamente previsto la possibilità di costituire «società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico».

Le società cooperative di professionisti potranno essere costituite da un numero di soci non inferiore a tre.

Per assumere la qualifica di società tra professionisti, l’atto costitutivo delle società deve prevedere:

a) l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci;

b) l’ammissione in qualità di soci dei soli professionisti iscritti a ordini, albi e collegi, nonché dei cittadini Ue purché in possesso del titolo di studio abilitante, ovvero soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento;

c) i criteri e le modalità affinché l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo da chi è in possesso dei requisiti per l’esercizio della professione richiesta; la designazione del socio professionista deve essere compiuta dall’utente, o previamente comunicato per iscritto a quest’ultimo;

d) la stipula di polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell’esercizio dell’attività professionale;

e) le modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo.

I soci professionisti. Il numero dei soci professionisti e la loro partecipazione al capitale sociale deve essere tale da determinare la maggioranza dei 2/3 nelle deliberazioni dei soci, in modo da limitare il peso del socio investitore nelle scelte strategiche della società. Il venir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della società e il consiglio dell’ordine o collegio professionale presso il quale è iscritta la società procede alla cancellazione della stessa dall’albo, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi.

Lo scioglimento. Il decorso del termine di sei mesi senza la ricostituzione della prevalenza dei soci professionisti porta alla cancellazione della società dall’albo professionale e contestualmente all’operatività della causa di scioglimento che si traduce, qualora il modello adottato di società tra professionisti sia personale, all’applicabilità della disciplina di cui agli artt. 2274 e seguenti c.c. ovvero, ove il modello adottato di società tra professionisti sia capitalistico, nell’obbligo per gli amministratori di accertare il verificarsi della causa di scioglimento e procedere agli adempimenti previsti dal comma 3 dell’art. 2484 c.c.

La particolare attività svolta dalla società tra professionisti e la cancellazione della società dal relativo albo professionale determinano, tuttavia, delle peculiarità rispetto agli ordinari procedimenti di liquidazione.

Ove la società tra professionisti sia di modello capitalistico, sicuramente sarà inibito l’esercizio provvisorio dell’attività sociale (e quindi professionale), con assunzione di nuovi incarichi. La società potrà comunque revocare lo stato di liquidazione, nel rispetto della disciplina del modello adottato ovviamente previo ripristino della prevalenza dei soci professionisti e, successivamente, potrà ottenere una nuova iscrizione nell’albo professionale della professione dedotta nell’oggetto sociale.

Nelle società di persone, si applicherà la disciplina dello scioglimento del rapporto sociale limitatamente al singolo socio, e probabilmente dovrebbe trattarsi di ulteriore ipotesi di esclusione volontaria per inadempimento di obbligazioni che derivano dalla legge (art. 2286 c.c.) oppure esclusione di diritto ex art. 2288 c.c. In entrambe le ipotesi troverà applicazione la disciplina dell’art. 2289 c.c. per la liquidazione della quota del socio escluso (disciplina che dovrebbe anche tener conto del danno subito dalla società).

Per le srl si può parlare di applicabilità dell’istituto della esclusione, che peraltro dovrebbe essere statutariamente previsto (art. 2473-bis c.c.) come peraltro già richiede l’art. 10, comma 4, lett. d) per l’ipotesi di cancellazione dall’albo del socio professionista. È invece discutibile se per la spa la duplice partecipazione a società tra professionisti possa valere a consentire il ricorso all’istituto della esclusione con deroga quindi al tipo generale previsto dal codice civile in funzione della specialità della disciplina ovvero se, statutariamente, si debba ricorrere all’utilizzo dell’istituto delle azioni riscattabili.

Nel primo caso sembra possibile ragionare in termini di analogia con quanto succede per le società consortili alle quali è consentito l’inserimento in statuto di clausole sostanzialmente derogative del tipo prescelto, peraltro con il limite del rispetto dell’organizzazione corporativa (vedi le limitazioni in tema di diritto di recesso circa la liquidazione della quota).

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