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Le spine delle banche spagnole e tedesche: troppi derivati e prestiti deteriorabili

Le maggiori banche italiane soffrono per i crediti dubbi, mentre il confronto con i big spagnoli, tedeschi o svizzeri è a loro favore se si guarda a derivati, attività illiquide o prestiti che possono creare problemi. Il quadro che emerge dall’ultimo rapporto sulle «Principali banche internazionali», realizzato da R&S-Mediobanca, consegna indicazioni che sembrano smentire generalizzati giudizi negativi sullo stato di salute del nostro settore creditizio e le valutazioni «da saldo» espresse in Borsa. Considerazioni che arrivano alla vigilia dell’esito degli stress test relativi a 53 banche europee, di cui 5 italiane. E che, pur non avendo alcuna relazione con le «pagelle» di Eba e Bce, sembrano suggerire che la nostra industria bancaria sia penalizzata.

Il rapporto R&S si apre con una panoramica mondiale, dalla quale emerge che il settore a livello globale « arranca ancora» nel 2016. Però mentre le banche Usa hanno lasciato alle spalle la crisi con ristrutturazioni e recupero di efficienza, in Europa il processo non è compiuto e pesano gli oneri straordinari. La novità più significativa riguarda la vetta della classifica: la più grande banca commerciale per attivo è la Icb of China, che a quota 3.146 miliardi di euro ha superato la statunitense Jp Morgan Chase a 2.989 miliardi, seguita dalla BofA 2.557 miliardi. Nelle prime cinque posizioni si trovato altri due gruppi bancari cinesi che hanno superato la Hsbc, leader europeo al settimo posto con attivi per 2.309 miliardi.

Nel focus sulle banche italiane (nel campione sono presenti Unicredit, al 24esimo posto con attivi per 879 miliardi, e Intesa Sanpaolo, 35esima a quota 714 miliardi) viene dunque sottolineato che, se sono penalizzate da crediti dubbi pari all’8,2% di quelli complessivi e a quattro volte la media europea, è da registrare anche che la copertura con fondi e garanzie è al 93-94%, allineata alla media europea. In compenso incidono poco i crediti ancora non deteriorati ma oggetto di negoziati e concessioni e che presentano rischi di perdite: in Italia sono pari al 9,3% sui crediti dubbi lordi mentre in Spagna raggiungono l’84% e in Germania il 40%. Così come pesano meno i derivati: per le nostre banche sono al 9,3% dell’attivo contro il 29,7% in Germania (prima è Deutsche bank) e il 23% in Svizzera. Se si sommano gli attivi di livello 3, illiquidi e valutati a discrezione, e i crediti che possono diventare deteriorati, in Germania e Spagna siamo al 50% dell’attivo contro il 24% nel nostro Paese. Per Germania e Spagna l’analisi si concentra poi su due categorie. Le sei maggiori Landesbank tedesche, pubbliche, dopo aver accumulato dal 2007 al 2015 perdite per 9,6 miliardi sono tornate in attivo ma dopo aver beneficiato di aumenti per 27 miliardi e garanzie per 123 (fra gli ultimi l’intervento su Hsh). Le principali casse di risparmio spagnole, dopo aver perso dal 2009 al 2015 31 miliardi, hanno rimesso a posto i conti grazie a concentrazioni e al fatto che nel 2012-2013 hanno trasferito a Sareb ( bad bank pubblico-privata) a valori di mercato finanziamenti di dubbia esigibilità al settore immobiliare.

Sergio Bocconi

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