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Le spese legali mandano in rosso Deutsche Bank per 1,15 miliardi

A sorpresa Deutsche Bank ha pubblicato in anticipo di una decina di giorni i risultati di bilancio, annunciando una perdita di 1,15 miliardi di euro nel quarto trimestre, ben superiore al previsto. Verso la fine della settimana scorsa si erano sparse le voci di un imminente «profit warning» da parte della prima banca tedesca, che aveva messo in allarme il mondo finanziario. Anche per questa ragione Deutsche Bank ha anticipato la pubblicazione dei dati fondamentali di bilancio già nella tarda serata di domenica, per preparare i mercati e nel tentativo di attutirne la reazione, pubblicando anche gli utili complessivi prima delle imposte per il 2013 – 2,1 miliardi – che denotano una buona tenuta dei risultati.

Ma fin dall’apertura della Borsa valori il titolo ieri ha perso terreno, fino a chiudere in perdita del 5,67%, a quota 37,17 euro. Quasi a riassumere il nervosismo degli ultimi giorni, con notizie critiche nei media sui vari «cantieri», i contenziosi legali – fra cui il caso Libor, ancora i subprime e Mps – che ha affrontato e sta affrontando Deutsche Bank, tutti insieme, attirandosi anche l’irritazione dell’autorità di vigilanza Bafin, mentre proseguono le indagini sul caso Mps. Nel frattempo, si apre un nuovo fronte, sulla presunta manipolazione dei mercati dei cambi, che ha costretto Deutsche Bank a sospendere alcuni trader, anche in seguito al faro acceso dalle autorità Usa sulle grandi banche internazionali.
Ma per Deutsche Bank i contenziosi legali rappresentano quello che il quotidiano economico Handelsblatt settimana scorsa ha titolato, in un attacco senza precedenti, «l’eredità di Josef Ackermann» (l’ex-Ceo che aveva potenziato l’investment banking) e costituiscono il freno maggiore nel bilancio del quarto trimestre dell’anno passato (pari a 0,53 miliardi), alla svalutazione degli asset a rischio (0,62 miliardi) e ai costi di una pulizia del bilancio ancora in atto. La maggior parte sarebbero costi «una tantum» e che secondo gli analisti, dovrebbero calare nei prossimi trimestri, mentre DB ha «confermato gli obiettivi per il 2015», quando si completerà il piano di tagli dei costi. Tuttavia, è risultata in netto calo anche l’attività di corporate banking.
Anche per questo, i Ceo Juergen Fitschen (presidente di Deutsche Bank Italia) e Ansu Jain, ex-capo per lunghi anni dell’investment banking, hanno dichiarato che l’istituto «ha investito nella crescita futura e nel rafforzamento dei controlli, mentre affronta le questioni legali». E che comunque, la ristrutturazione renderà la banca più «solida, sicura e meglio bilanciata» nelle sue attività, grazie a una virata strategica che ha portato di nuovo le attività al dettaglio e con la clientela privata al centro di un modo più tradizionale di fare banca.
Resta comunque il fatto che il top manager Jain, britannico, di origini indiane, è visto nei media, ma anche da Bafin, in modo molto critico, come presunto responsabile dei vari scandali.

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