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Le spese fiscali? Una giungla

Quasi 150 agevolazioni fiscali, alcune delle quali con frequenze e importi talmente bassi da avere un impatto modestissimo sull’Irpef. Ma messe insieme tutte queste cosiddette tax expenditures formano una vera e propria giungla che è «la vera piaga del nostro sistema tributario». Parole del direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, ieri in audizione dinanzi alle VI Commissioni finanze riunite di Camera e Senato proprio sul tema dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Ruffini, oltre a caldeggiare un testo unico per il riordino della legislazione tributaria, ha focalizzato i punti deboli dell’Irpef la cui struttura, a più di 12 anni dall’ultima modifica, è rimasta sostanzialmente invariata: cinque scaglioni, aliquote dal 23 al 43%, scarsa trasparenza, dato che a parità di reddito lordo, le diverse condizioni individuali e familiari collocano il contribuente in una posizione di incertezza rispetto al corretto livello di imposizione. E anche un sistema di detrazioni e deduzioni che ha portato ad una deformazione della progressività dell’imposta, determinando «un potentissimo disincentivo a lavorare e guadagnare di più già a livelli bassi di reddito». E la marcata erosione della base imponibile cresciuta negli anni a causa della previsione di esenzione per alcuni tipi di reddito e l’introduzione di tassazioni sostitutive. La parte di imponibile assoggettato a «regimi sostitutivi» nel 2018 è stata stimata in circa 80 miliardi di euro. Senza parlare di evasione fiscale e tax gap, che nel triennio 2015-2018 ha sfiorato quota 110 miliardi di euro. Ruffini ipotizza il riconoscimento, a tutte le famiglie, di un reddito minimo esente, variabile in base alla composizione della famiglia, sul modello dell’Irpef spagnola. Questo dovrebbe essere ragguagliato al reddito minimo di sussistenza, rispondendo così all’esigenza di esentare, per tutti i contribuenti, quella parte di reddito necessaria a far fronte alle spese basilari. Pollice verso sulla flat tax parziale, che affossa il riordino dell’Irpef. Ma una flat tax potrebbe essere una soluzione di estrema trasparenza e semplicità se abbracciasse tutti i redditi su una base imponibile il più possibile ampia e riconducesse gran parte delle deduzioni, detrazioni, crediti e bonus a un solo minimo esente. Una ipotesi ispirata alla Germania, che prevede che l’imposta lorda sia calcolata per ogni livello di reddito in base a una formula matematica basata su un algoritmo che calcola una serie continua di aliquote che garantiscono la progressività dell’imposta, senza scalini o salti di aliquota. Ciò permetterebbe di conoscere subito l’aliquota applicabile al caso concreto e l’imposta da versare. Per Ruffini infine «sarebbe opportuno vagliare la possibilità di consentire l’immediata deducibilità degli investimenti, in luogo di quella rateizzata mediante gli ammortamenti. Sarebbe questo il secondo passo, verso l’adozione di un sistema di tassazione per cassa, dopo la legge di bilancio per il 2017, che ha introdotto, per le imprese minori, un regime misto di cassa e competenza».

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