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Le sofferenze degli altri

Dodici anni dopo l’Unione Monetaria e a un anno dall’Unione Bancaria, l’Europa dell’economia barcolla ma non crolla. I grandi paesi del Vecchio continente sono alle prese con sfide epocali: dalla crescita ridotta alla recessione, dalla disoccupazione al welfare . Nessuno, è dimostrato dalle recenti sventure tedesche, ha la chiave che da sola possa aprire la porta a un nuovo periodo di crescita e prosperità: si procede applicando il metodo scientifico, per prove (poche) ed errori (molti).

La politica, come già negli anni Novanta, ha mandato l’Economia in avanscoperta: l’Europa continua ad essere l’unione dei portafogli (vuoti) e non dei cuori. Non persegue un interesse comune, mentre l’Europa dei popoli è ancora uno slogan nei discorsi del politico di turno.
Il passo degli altri
Le stesse elezioni europee della prossima primavera sono la celebrazione di una burocrazia continentale mai digerita e mai scesa dal piedistallo. Il tutto mentre altrove si marcia velocemente, talvolta si corre. Gli Stati Uniti hanno superato la crisi dei subprime che causò la fine di Lehman Brothers il 15 settembre 2008 con un robusto intervento del governo e un largo ricorso alla stampa di moneta.
I paesi emergenti, dalla Cina all’India, dal Brasile alla Russia, non solo non temono l’inflazione come accade in Europa a causa della Germania e dei suoi fantasmi , ma soprassiedono a regole e tutele che continuano a fare del Vecchio continente uno dei posti migliori dove vivere e lavorare. Certo, con utili decrescenti e molte incognite sul futuro, ma con una distribuzione della ricchezza che non ha uguale altrove.
Tutti a lezione
Oggi pomeriggio il processo di integrazione iniziato con il Trattato di Roma del 1957 farà un ulteriore passo in avanti. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha convocato a Francoforte, nella sede della Bce alle 14 di oggi, tutti i più importanti banchieri d’Europa. Una quindicina gli italiani. Non solo Ghizzoni, Messina e Viola in rappresentanza di Unicredit, Intesa e Mps, ma anche i grandi banchieri popolari (Saviotti del Banco e Massiah di Ubi), fino ad arrivare a Montani (Carige) e Bizzocchi (Credem), passando per Iccrea, la holding delle Bcc.
Tutti a rapporto, con i colleghi europei, per capire come si realizzerà l’Unione Bancaria in vigore dal 1° gennaio 2015. Per ora si conosce il percorso, diviso in tre tappe: valutazione del rischio insito in ogni istituto (con focus su liquidità, raccolta e leva finanziaria); la revisione della qualità dell’attivo (ovvero l’asset quality review ) e infine i temutissimi stress test. Per tutti l’obiettivo è arrivare all’8 per cento dell’indice Core Tier 1 , ovvero del rapporto tra il patrimonio di base e gli impieghi ponderati per il rischio. Alcune tra le banche italiane sono già oggi oltre la linea del traguardo, altre dovranno farlo nei prossimi dodici mesi.
Dubbi da chiarire
Quello di oggi – terzo appuntamento del ciclo di incontri fissato da Draghi, il primo a cui vengono invitati i banchieri italiani – è un meeting che dovrà chiarire alcuni degli aspetti più complessi del progetto dell’Unione bancaria: la vigilanza unica e il meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Il processo che porterà alla vigilanza unica, sotto l’egida della Bce, ma realizzata dalle banche centrali nazionali, è già stato avviato.
Sul meccanismo di risoluzione delle crisi, invece, la discussione è molto più ampia. La Bce ha recentemente pubblicato un suo parere di appoggio alla creazione di un’autorità centrale, senza revisione dei Trattati, allineandosi quindi all’idea espressa dalla Commissione europea. Ma la posizione del governo tedesco è diversa. La celebrata Germania, come si legge in basso, veste un abito che appare pulito se visto dall’estero, ma con non pochi aloni se osservato con attenzione e da vicino. Non solo l’enorme quantità di prodotti derivati in carico a Deutsche Bank, primo istituto di credito del paese, c’è anche il precario equilibrio su cui si basa il sistema delle banche territoriali a partecipazione pubblica. È dalla cruna di quest’ago che dovrà passare il progetto di Unione bancaria.
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