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Le società quotate alla prova dello stop ai dividendi nel 2020

Nel 2020 circa il 70% delle società quotate italiane non ha distribuito dividendi, una percentuale doppia rispetto all’anno precedente (35%). Il dato è stato pubblicato ieri da Assonime che ha effettuato un monitoraggio delle assemblee dello scorso anno in contemporanea al commento alla proroga per il 2021 delle misure per l’emergenza Covid.

Rispetto alla proroga, che prevede la possibilità della convocazione dell’assemblea di approvazione del bilancio da 120 a 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, Assonime solleva qualche dubbio sul fatto che la possibilità venga concessa solo a quelle che chiudono il bilancio al 31 dicembre 2020 (della proroga l’anno scorso si erano avvalse 107 società, circa la metà delle quotate). E inoltre le disposizioni speciali sulla tenuta delle assemblee con le modalità a distanza vengono spostate a quelle tenute entro il 31 luglio 2021, «svincolandole dallo stato di emergenza – spiega Assonime – e chiarendo che il termine si riferisce alla data fissata per lo svolgimento dell’assemblea, mentre la formulazione precedente faceva riferimento alla data di convocazione».

«La riduzione della distribuzione di dividendi appare interamente dovuta alla considerazione degli effetti economici dell’emergenza sanitaria» spiegano da Assonime. Infatti secondo la rilevazione effettuata «la percentuale di società che non avrebbero distribuito dividendi nel 2020 sarebbe stata inferiore a quella dell’anno precedente (29%). Oltre il 60% delle società che aveva annunciato la distribuzione di un dividendo ha poi annullato questa decisione, percentuale che è maggiore per le società medio-piccole (66%) che nelle grandi (50%)». E aggiunge Marcello Bianchi, vicedirettore generale di Assonime: «L’aspetto interessante è che gli azionisti hanno largamente approvato le decisioni del Cda: la proposta del consiglio ha ottenuto in media il 96% dei consensi in assemblea, solo lievemente inferiore a quella registrata nel 2019 (98%). Consensi sostanzialmente omogenei sia nei casi di conferma del dividendo annunciato sia nei casi del suo annullamento (rispettivamente 98% e 96%) mentre è risultata più bassa, ma sempre ampiamente maggioritaria, nei pochi casi di riduzione del dividendo precedentemente annunciato (78%)». Inoltre, Assonime ha fatto una rilevazione anche rispetto alle maggiori società europee, rilevando che per circa il 60% delle società dello STOXX 50 è stata confermata la distribuzione del dividendo: la percentuale sfiora il 90% per le società tedesche (che pesano per oltre un terzo dell’indice) mentre è pari al 50% per le società francesi.

Altri dati interessanti emersi: un leggero aumento della partecipazione alle assemblee, nonostante appunto le modalità meno dirette e il fatto che quasi tutte le società hanno utilizzato le modalità di svolgimento dell’assemblea offerte dal decreto: 208 hanno optato per il ricorso esclusivo al rappresentante designato.

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