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Le società di Stato? Più consiglieri che dipendenti

Sono ben 2.671 le società partecipate dalle amministrazioni pubbliche nelle quali le persone che siedono nei consigli di amministrazione sono più degli addetti. E’ questo il dato clamoroso pubblicato ieri sul suo blog dal commissario alla spending review , Carlo Cottarelli, che si appresta entro il 31 luglio a consegnare al governo Renzi il piano di razionalizzazione delle partecipate. Una poderosa sforbiciata a quella che lo stesso Cottarelli definisce «una giungla inesplorata, variegata e di estensione incerta», che nelle sue intenzioni non dovrebbe produrre esuberi. 
A proposito delle società partecipate, il commissario ha precisato un aspetto non secondario: tra le oltre 10 mila entità in questione, secondo l’indagine svolta dal Cerved, sono ben 2.671 quelle nelle quali le persone che siedono nel consiglio di amministrazione sono più degli addetti. E addirittura 1.213 di queste non hanno addetti, ma solo amministratori. Tra queste, tutte operative, 86 sono holding , 137 gestiscono attività immobiliari e più di 200 sono società con un unico socio.
Nel confermare l’intenzione di procedere allo sfoltimento delle 10 mila società partecipate, Cottarelli sottolinea che «ci sono margini per semplificare il sistema anche senza dover affrontare la gestione di esuberi del personale». In queste società «ci si trova di tutto — fa notare –. Ci sono i servizi pubblici “classici” come elettricità, acqua, gas, rifiuti e trasporto pubblico urbano, che se in termini di fatturato rappresentano il 50-60%, in termini di numero di aziende coprono soltanto intorno al 20% dell’universo delle partecipate». E poi ci sono società «che forniscono servizi all’ente pubblico (o agli enti pubblici) di controllo (le cosiddette strumentali) – precisa il commissario –. Queste sono circa un altro 40%. E ci sono anche quelle che operano sul mercato vendendo prodotti di diverso genere al pubblico, molti non di particolare rilievo economico, ma tanti altri sono in tutto simili a ciò che è già offerto dal mercato». E fioccano gli esempi: oltre 50 aziende agricole producono vino (e anche lo vendono al dettaglio), fiori, formaggio, prosciutti, zucchero e surgelati. «Certo non si vede perché un ente pubblico locale debba agire in settori in cui certo non manca l’offerta da parte del settore privato», commenta il tecnico.
Quanto costano alla collettività le partecipate? «Le cifre circolate di recente sui giornali probabilmente esagerano – risponde Cottarelli –. Si è parlato della possibilità di risparmiare 12-13 miliardi dalla loro eliminazione. Si dimentica che molti dei fondi erogati alle partecipate sono spesi per acquistare servizi che servono alla collettività. Ma anche al netto di queste cifre, il costo resta significativo». E il commissario ricorda che nel 2012 le perdite delle società censite dal ministero del Tesoro sono state di circa «un miliardo e 200 milioni». Ma i numeri non dicono tutto perché a volte «l’attività dell’ente è finanziata con un contratto di servizio troppo generoso i cui costi gravano sui cittadini», precisa Cottarelli, che conclude: «Le partecipate sono troppe». Il programma di sfoltimento deve essere predisposto entro il 31 luglio 2014: «Restate in onda».
Intanto è in dirittura d’arrivo il decreto che identificherà le 14 centrali appaltanti per gli acquisti della Pubblica amministrazione al di sopra dei 10 milioni di euro di valore, sia che si tratti di beni o servizi che di lavori che si aggiungeranno alle venti Regioni e alla Consip. Nel frattempo Cottarelli e Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione e commissario dell’Autorità per il controllo dei contratti con la Pubblica amministrazione, stanno precisando la lista dei cento enti pubblici che hanno violato la normativa acquistando, al di fuori delle gare Consip, beni e servizi rientranti nella lista delle merceologie già stabilite per legge. Perché sono stati fatti questi appalti? Cottarelli e Cantone aspettano una risposta.

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