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Le «sliding door» della mediazione civile

La vita è sempre un punto di vista. Quando la riforma forense è stata approvata al Senato, in molti hanno sostenuto che si trattasse della vittoria della lobby degli avvocati. Adesso che in commissione Industria del Senato il senatore Enzo Ghigo ha presentato un emendamento che reintroduce l’obbligatorietà della mediazione sono gli avvocati a denunciare una manovra della lobby dei mediatori. In mezzo a tanta incertezza, una cosa è sicura: è di nuovo esplosa la «guerra» per la mediazione civile obbligatoria.
Polemiche
Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la mediazione per eccesse di delega, si pensava di avere messo in soffitta la questione che invece adesso potrebbe rientrare dalla finestra. «Il flop dell’istituto della mediazione obbligatoria è evidente, chi dice il contrario mistifica la realtà — afferma Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione nazionale forense —- . Comprendiamo lo scoramento di chi si è tanto adoperato per sponsorizzare l’istituto, intravedendo ricchi guadagni a discapito dei cittadini, ma la tutela dei diritti è una cosa seria».
Però se l’eccesso di delega è interpretato solo col mancato passaggio parlamentare, adesso si potrebbe colmare la lacuna individuata dalla Consulta. «Noi invece vogliamo credere — aggiunge Perifano — che si voglia riaffrontare il tema a bocce ferme, utilizzando eventualmente come sede di un confronto serio e equilibrato il ministero della Giustizia . Partendo però dal presupposto che i diritti di cittadini e imprese non possono essere compressi o frazionati per far guadagnare il mediatore».
Anche il Consiglio nazionale forense fa sentire la sua protesta: «Non si tratta solo, come è ovvio, di eccesso di delega: deve essere rivista l’intera organizzazione. La reintroduzione della conciliazione obbligatoria potrebbe suonare come una scelta parlamentare indifferente all’orientamento della Corte. Auspichiamo che la politica rifiuti di farsi interprete dei desiderata di quei poteri adusi a sacrificare i principi di una società solidale e fondata sul principio di eguaglianza, al profitto ed all’interesse di pochi».
Proteste e minacce
Diametralmente opposta la posizione del Forum nazionale dei mediatori e degli Organismi di mediazione: «La sentenza della Consulta rischia di azzerare un mondo come quello della mediazione che coinvolge circa 45 mila persone e oltre 600 mila euro di capitali privati investiti in un settore in cui cittadini, imprese, professionisti e anche gli enti pubblici possono risolvere le loro liti senza accedere alla giustizia ordinaria, decongestionando i tribunali e risparmiando milioni di euro, il tutto a beneficio dell’economia e della collettività».
Sulle barricate sale naturalmente anche l’Organismo unitario dell’avvocatura tra i più intransigenti contro la mediazione. «Gli avvocati ritorneranno in piazza per difendere la Costituzione — proclama Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua —. Siamo pronti a dichiarare altri 10 giorni di sciopero. L’illegittimità della mediazione obbligatoria è riferibile non solo all’eccesso di delega, ma anche all’onerosità del procedimento, alla mancanza di indipendenza delle camere di conciliazione private, alle inidoneità di gran parte dei mediatori, alla speculazione che si è scatenata nel settore, agli ostacoli all’accesso libero del cittadino alla giustizia, al fatto che nel 90% dei casi la parte non compare o la conciliazione ha insuccesso. Non si può cedere il passo all’iniziativa illegittima dei poteri economici che vogliono mettere sotto scacco il Paese e la giustizia». E si ritorna alle lobby.

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