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Le «sirene» di Canada e Uk

Una torta destinata a restringersi, ma le opportunità oltreconfine non mancano. Vanno solo ricercate in maniera mirata e anche andando al di là della vulgata comune. Quindi nel mirino devono finire sicuramente India e Cina, baluardi dei Paesi Bric ormai imprescindibili in qualsiasi discorso su export e internazionalizzazione. Ma, secondo lo studio «Trading globally: opportunities & risks» della D&B, la bussola deve essere puntata anche su Paesi tutto sommato affini a quelli della vecchia Europa, come Canada e Regno Unito, in aggiunta agli Emirati Arabi.
È un affresco molto vario quello tratteggiato dalla D&B che ha classificato 132 Paesi all’interno di una griglia creata dalla combinazione di due elementi: le opportunità date dal mercato interno, in termini di ricettività di merci e servizi dall’estero, e il grado di “volatilità macroeconomica”. Il tutto in un contesto di restrizione del mercato, con una crescita del commercio mondiale del 5% annuo nel 2011, dopo il +13,8% del 2010 e il 6% medio registrato per il 1990-2008. L’anno scorso la frenata è iniziata dopo il primo trimestre, con una crisi che ha attraversato tutto l’emisfero, dall’area euro (alle prese con i problemi dei debiti sovrani), al Giappone (che ha dovuto fronteggiare terremoto e tsunami) al Nordafrica (soprattutto i problemi in Libia).
Anche per il 2012 a far paura è il rischio crescente di un rallentamento economico che inevitabilmente finirà per far sentire i suoi effetti anche sul commercio mondiale.«Su questo fronte bisogna sicuramente aspettarsi dati in peggioramento – afferma Marco Preti, amministratore delegato di Cribis D&B, società del Gruppo Crif costola italiana della multinazionale Dun & Bradstreet –, ma ci sono Paesi che continuano a crescere e opportunità in giro per il mondo. Bisogna saperle individuare». Posizione, questa, condivisa da Giuliano Noci, Prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano, secondo cui «le imprese italiane devono riflettere attentamente sul proprio portafoglio di investimenti all’estero. È ancora poco vario e si dirige troppa attenzione verso mercati che stanno rallentando o che in prospettiva offrono meno».
In questo quadro, la promozione di Canada e Regno Unito al rango di Paesi da corteggiare, al pari degli Emirati Arabi e dell’Arabia Saudita, è la vera sorpresa dello studio che a sua volta non manca di elencare, per i Paesi più d’interesse, sia il versante delle opportunità che quello dei rischi.
Una delle frecce nell’arco del Canada è sicuramente il peso delle risorse naturali, che rappresentano quasi il 50% delle esportazioni del Paese e che stanno beneficiando del livello sostenuto dei prezzi delle commodity a livello mondiale. C’è poi la moneta forte che ha aumentato il potere d’acquisto dei consumatori canadesi nei confronti dei beni di importazione, ma che ha anche invogliato le imprese ad acquistare dall’estero asset per migliorare la produttività.
Dall’altra parte – e qui siamo sui rischi – proprio la moneta forte rimane una sfida per le vendite all’estero delle imprese manifatturiere del Paese. A questo si aggiunge un mercato immobiliare sopravvalutato e un livello di indebitamento delle famiglie che è ai massimi.
Per quanto riguarda il Regno Unito, lo studio D&B evidenzia il miglioramento sancito dalla Banca Mondiale nel suo ultimo rapporto “Doing Business” che ha collocato il Paese britannico al 13esimo posto (contro il 15esimo del 2011) alla voce “apertura al commercio estero”, con un posizionamento migliore della media Ocse per tempi e costi delle documentazioni. Inoltre non è trascurabile la politica di riduzione del tax rate per le imprese, previsto al 23% entro il 2014-2015. Anche qui il report della D&B non manca di evidenziare le criticità, a partire dall’attuale politica di bilancio che in qualche modo sta frenando la domanda interna. Nel Regno Unito ci si trova poi dinanzi a prospettive del mercato del lavoro «desolanti» e con una sterlina debole che, unita agli alti prezzi degli “input”, come l’energia, minacciano di minare la domanda di importazioni.
Per quanto riguarda gli altri Paesi, tra quelli con medie opportunità commerciali e bassa volabilità macroeconomica ci sono economie piccole e mature come Danimarca e Norvegia oltre al Kuwait. Brasile, Giappone, Usa e Taiwan fanno parte di un novero di 12 Paesi con migliori opportunità commerciali, ma anche un più alto livello di “volatilità”. Afghanistan, Yemen e Zimbabwe, come Ungheria ed Estonia, sono annoverati fra i 18 Paesi ad alto rischio e basse opportunità mentre l’Italia fa parte del gruppo di 52 economie – fra cui anche la Germania – con sviluppo macroeconomico mediamente volatile e basse opportunità di importazione.

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