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Le scorte frenano la corsa del Pil Usa

L’economia americana ha frenato bruscamente il passo all’1,5% nel terzo trimestre dell’anno, un’andatura più che dimezzata rispetto al precedente 3,9% e che ha pagato lo scotto della debolezza dell’economia globale e delle tensioni sui mercati. La zavorra più pesante è stata però la drastica riduzione avvenuta nelle scorte delle imprese, un fattore che, se i magazzini aziendali verranno ora ricostituiti grazie a un clima di maggior fiducia, assieme alla tenuta dai consumi lascia sperare in nuovi miglioramenti.
«La crescita è in condizioni più solide di quanto non suggerisca l’1,5%», ha assicurato Gennadiy Goldberg di TD Securities. Questo scenario potrebbe permettere alla Federal Reserve di giudicare la ripresa pronta per il primo rialzo dei tassi d’interesse al vertice di metà dicembre, quando ha esplicitamente indicato che considererà una stretta di politica monetaria. «Le chance di un intervento sono superiori al 50%», ha detto Ryan Wang di Hsbc.
I nuovi dati, di sicuro, hanno incoraggiato un cauto ottimismo alla Casa Bianca. Il consigliere economico di Barack Obama, Jason Furman, ha citato «fattori transitori negativi» quali domanda globale e battaglie politiche domestiche ma anche la «solidità di domanda interna e consumi personali». E i mercati, che mercoledì avevano terminato in rialzo di oltre l’1%, si sono accontentati di ridimensionare quei guadagni.
La ripresa nel terzo trimestre ha rispettato le sobrie previsioni degli analisti, tra l’1,5% e l’1,6 per cento. Rispetto all’anno scorso il passo è stato del 2%, tuttora incapace di accelerare dalla modesta performance del dopo crisi finanziaria e recessione. Le scorte aziendali accumulate, 56,8 miliardi contro i 113 miliardi del periodo aprile-giugno, hanno sottratto ben 1,44 punti percentuali al Pil. Senza il loro calo al livello più basso in quasi due anni la crescita avrebbe sfiorato il 3 per cento.
Gli investimenti privati sono a loro volta complessivamente scivolati del 5,6 per cento. Nelle imprese gli investimenti fissi, dalle strutture (-4%) alla tecnologia, sono lievitati del 2,1% rispetto al 4,1% precedente. L’immobiliare residenziale ha rallentato a un aumento del 6,1% contro il 9,3 per cento. L’interscambio commerciale ha limato ulteriori 0,03 punti percentuali all’espansione, con battute d’arresto che si sono quasi neutralizzate a vicenda nell’export, danneggiato dal rafforzamento del dollaro e lievitato dell’1,9%, come nell’import, salito dell’1,8 per cento. La spesa governativa, reduce da un incremento del 2,6%, è aumentata solo dell’1,7 per cento.
I consumi, che rappresentano il 70% dell’attività economica, sono tuttavia lievitati del 3,2%, un passo a sua volta inferiore al 3,6% messo a segno nei robusti tre mesi precedenti ma tuttora considerato solido. Il traino è spettato ai beni durevoli quali l’auto, saliti del 6,7 per cento. Abbastanza da far dichiarare a Thomas Costerg di Standard Charter Bank che «il cuore del rapporto appare quello di un’economia in salute».
La fotografia dello stato della ripresa è arrivata all’indomani della decisione della Federal Reserve di lasciare i tassi di interesse per il momento invariati vicini allo zero, confermando una politica monetaria ancora molto accomodante e a sostegno dell’espansione. Ma di mettere in agenda esplicitamente un primo rialzo del costo del denaro al prossimo vertice del 15 e 16 dicembre, l’ultimo dell’anno, seppur condizionato a adeguate schiarite – effettive o previste – nell’occupazione e nell’inflazione. L’occupazione di recente ha deluso, con 142mila posti di lavoro creati in settembre. E l’inflazione, misurata ieri nelle statistiche del Pil dall’indice della spesa per i consumi personali, ha registrato un basso incremento dell’1,2%, che sale all’1,3% depurato delle volatili componenti alimentare e energetica, rispetto al target del 2% auspicato dalla Banca Centrale. Ma la Fed, al termine della sua riunione di mercoledì, ha descritto la crescita statunitense come «moderata» e cancellato i riferimenti alle ripercussioni della fragile espansione globale, limitandosi a indicare che continuerà a monitorare attentamente i suoi sviluppi. Una diagnosi che adesso è sopravvissuta alla frenata del terzo trimestre.

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