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Le scommesse su Montepaschi

Continua la grande corsa del Montepaschi in Borsa. Ieri in una giornata che ha visto brillare i titoli bancari di tutta Europa grazie all’allentamento dei vincoli sulla liquidità decisi dal comitato di Basilea 3, la banca senese ha guadagnato più di tutti, toccando anche +16% per chiudere a quota 0,29 euro, in rialzo dell’6,89%. È proseguito lo strappo di venerdì scorso, quando il titolo Mps aveva guadagnato oltre il 12% con oltre il 7% del capitale passato di mano. Ieri invece è stato scambiato più del 10%. Dallo scorso 21 dicembre il rialzo delle quotazioni è stato di quasi il 30%.
Anche ieri la Consob ha avviato il monitoraggio sui movimenti, dopo che già venerdì scorso era stato notato un ordine «consistente» proveniente da un investitore istituzionale estero attraverso un intermediario italiano che aveva dato la scossa al titolo. Tuttavia non ci sono evidenze di eventuali rastrellamenti di azioni. Piuttosto le spiegazioni del rinnovato interesse su Mps fanno leva sugli effetti della situazione economica generale sui conti della banca. Mps ottiene un vantaggio immediato sotto forma di minore assorbimento di capitale dal calo dello spread (ieri a 283 punti), che incide in positivo sulla valutazione dei circa 22 miliardi di titoli di Stato italiani della banca. In più l’istituto sta trattando per chiudere i derivati costruiti su gran parte di quei titoli e che di fatto ne schiacciano la redditività. Se Mps riuscisse a cancellare i derivati, avrebbe un effetto negativo a livello di capitale — da colmare con i 4,5 miliardi di Monti bond, più dei 3,9 necessari per rientrare nei parametri dell’Autorità bancaria europea (Eba) — ma otterrebbe un beneficio dal punto di vista reddituale. Oggi i 22 miliardi di titoli di Stato rendono appena 60 milioni di euro circa l’anno. Sul mercato vengono poi date spiegazioni tecniche come la chiusura di posizioni short sul titolo (il 4% circa di Mps era oggetto di opzioni) che hanno fatto scattare acquisti automatici per le ricoperture. Anche l’accordo sindacale che porterà a un’uscita di mille dipendenti (su 4.600 totali del piano dell’amministratore delegato Fabrizio Viola) dovrebbe alleggerire il fronte dei costi. Proprio Viola ieri al Messaggero ha detto che Mps punta a «ricreare condizioni di redditività tali da consentire il pagamento cash delle cedole» sui Monti bond, per circa 400 milioni l’anno. Tutto ciò per evitare di ricorrere a nuove emissioni di bond o di azioni che farebbero entrare lo Stato nel capitale.
Mps ha poi beneficiato ieri della ripresa collettiva di valore delle banche legato a Basilea 3: il comitato ha deciso che la copertura della liquidità al 2015 dovra avvenire al 60% di quanto richiesto in precedenza, con incrementi successivi del 10% fino al 2019, ampliando anche la gamma degli asset considerati come liquidità. A livello generale questo comporta 500 miliardi in più a disposizione delle banche, da impiegate nell’economia reale. Entro l’anno poi l’Eba avvierà un monitoraggio sui ratio di liquidità negli istituti Ue. A beneficiarne sono state soprattutto le banche del Nord Europa, mentre in Italia Unicredit(+1,8%) e Intesa Sanpaolo (+1,6%) sono cresciute relativamente meno perché già a buon punto nell’adeguamento a Basilea3. A brillare, accanto a Mps, sono state Banco Popolare (+3,7%) Bper (+2,1%).

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