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Le ristrutturazioni aziendali vanno ancora per la maggiore

Le operazioni di restructuring sono ancora le più diffuse. Lo confermano gli avvocati d’affari, sebbene sia sempre più difficile distinguere quelle rivolte al salvataggio di un’impresa da quelle che la conducono invece ad una chiusura il meno amara possibile.

Le statistiche ufficiali di inizio 2013 confermano il boom dei concordati, soprattutto in ragione delle nuove norme che garantiscono all’imprenditore in difficoltà una immediata protezione dalle azioni esecutive, con il solo deposito della domanda di concordato “in bianco”. Secondo Paolo Ghiglione, partner corporate di Allen & Overy, «Questo “pre-concordato” può essere però strumento di aggiramento della disciplina fallimentare, perché può essere utilizzato strumentalmente per aiutare l’imprenditore “in fuga” piuttosto che quello seriamente intenzionato a ristrutturare il proprio debito e rimettersi in marcia.

Quanto quindi, di questo “boom”, corrisponda a veri e propri salvataggi e annesse e connesse operazioni di acquisizione, non è dato sapere.

Di certo, anche in situazioni non concordatarie o pre-fallimentari, capita che gli acquirenti di una possibile società “target” impongano ai venditori di rinegoziare il debito della “target” quale pre-condizione all’acquisizione; quando invece, in un passato non troppo lontano, erano invece i venditori a obbligare l’acquirente a reperire nuova finanza e a curarsi che al momento del passaggio di proprietà le “nuove” banche si sostituissero alle “vecchie” banche. Il che, se pure non aiuta a capire se e quando il mercato si riprenderà, ci dimostra quanto la crisi sia stata ormai “metabolizzata” dagli operatori».

Le operazioni di restructuring sono ancora molto diffuse anche per Leah Dunlop, Italy managing partner e head of corporate M&A di Hogan Lovells, «le novità introdotte inoltre dal cd «Decreto del fare» hanno inoltre impresso una ulteriore spinta e sfida professionale per l’applicazione di norme innovative in un contesto di crisi e di urgenze.

La nostra impressione è che, rispetto a dieci anni fa, si siano fatti grandi passi, dal punto di vista legislativo, sul tema delle ristrutturazioni e il diritto fallimentare, e molto si cerca di fare per salvare le aziende in difficoltà ed avviare un processo di ripresa, ma molto, moltissimo c’è ancora da fare. Inoltre le novità in materia pongono il problema di sviluppare le diverse professionalità in grado di gestire e realizzare i processi di ristrutturazione.»

Claudio Visco, managing partner dello studio Macchi di Cellere Gangemi dal suo punto di osservazione registra ancora una prevalenza di ristrutturazioni aziendali, molte delle quali però finalizzate o alla chiusura definitiva delle stesse allo scopo di preservare eventuali marchi, brevetti o ad avviamenti che possano essere oggetto di futuro sfruttamento anche nell’ambito di diverse realtà aziendali: «Difficilmente operazioni di ristrutturazione sono assistite da programmi industriali che prevedano una piena ripresa dell’attività produttiva o il mantenimento delle strutture produttive dell’azienda».

Crede nel ruolo che il concordato può svolgere effettivamente nella ripresa di un’azienda Alberto Maggi partner di Legance, «la nostra esperienza anche recente – penso tra i tanti al caso del concordato di Sixty, acquisita dal fondo Crescent Hyde Park da noi assistito – ci dice chel’impianto normativo e il lavoro coordinato di istituti di credito, Ministero dello Sviluppo Economico, enti territoriali e organizzazioni sindacali può dare rilevanti prospettive di continuità industriale, e quindi occupazionale, anche nelle situazioni apparentemente più critiche.

Ci sembra anche di poter dire che se è vero che vi sono stati alcuni abusi nel recente passato del ricorso a strumenti di “salvataggio” (si pensi al concordato in continuità aziendale), oggi si presta maggiore attenzione a far sì chelesoluzioni concordatarie vengano portare avanti effettivamente perseguendol’interesse dell’azienda e degli stakeholders. Del resto siamo in molti casi, come studio legale, dal lato delle banche e quindi la nostra prospettiva è per definizione molto attenta».

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