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Le rinnovabili perdono la cumulabilità degli incentivi

di Giulia Cipollini e Stefano Loconte

La disciplina giuridica e fiscale attualmente vigente e in corso di approvazione rischia di creare fenomeni distorsivi nel settore delle energie rinnovabili inevitabilmente destinati a proporzionate ripercussioni nella gestione economica degli operatori del settore. Da tempo si parla di «bolla speculativa» del settore delle energie rinnovabili.

Tale settore è difatti considerato a rischio poiché in definitiva fondato su sovvenzioni pubbliche, a loro volta determinate da precise scelte di politica legislativa. A ciò si aggiunge che, ultimamente, tali scelte di politica legislativa restano nella zona grigia, seppur ufficializzata, dello «schema di decreto legislativo». Si pensi in particolare allo schema di decreto legislativo recante «attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle Direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE» (atto del Governo n. 302), approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri in data 30 novembre 2010 e trasmesso alla presidenza del Senato in data 3 dicembre 2010. Tale schema di decreto legislativo, sottoposto a parere parlamentare, risulta ad oggi ancora all'esame delle commissioni parlamentari (Ambiente e Attività Produttive, Politiche dell'Unione Europea, Bilancio). Tale provvedimento prevede l'implementazione di nuovi sistemi di incentivazione per la produzione di energia elettrica a fonte rinnovabile, che dovrebbero trovare applicazione a partire dal 1° gennaio 2013 (specificatamente «per gli impianti entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2012»). In particolare, a parte talune eccezioni (come ad esempio gli impianti a biogas e biomasse), si stabilisce un sistema di incentivazione differenziato in ragione delle dimensioni e della tipologia dell'impianto, e precisamente una «tariffa incentivante» per gli impianti di potenza inferiore a 5 MW e un sistema di «aste al ribasso» per gli impianti con potenza superiore. Viene inoltre previsto il graduale superamento del sistema di incentivazione basato sui certificati verdi; sistema che viene ridotto gradualmente per il periodo 2013-2014 «fino ad annullarsi per l'anno 2015». A tal proposito, si ricorda che i certificati verdi sono titoli che il Gestore dei servizi energetici (Gse) emette in favore dei produttori di energia da fonti rinnovabili e sono finalizzati alla certificazione della qualità e quantità dell'energia prodotta dall'impianto. Gli stessi hanno costituito finora una importante forma di incentivazione della produzione di energia elettrica, rappresentata dal ricavo della loro vendita ai produttori e importatori di energia da fonti fossili (che in tal modo ottemperano all'obbligo di immissione nel sistema elettrico di una determinata quota di energia prodotta da fonti rinnovabili). L'annunciata intenzione del legislatore di superare tale sistema di incentivazione sta dunque spingendo gli operatori del settore a riflettere sul da farsi. Su tali valutazioni, si trova ad incidere anche un'altra previsione del menzionato schema di decreto, che fisserebbe (salvo talune eccezioni) un principio generale di non cumulabilità futura degli incentivi in esame con «altri incentivi pubblici comunque denominati» per gli impianti avviati dopo il 31 dicembre 2012. Tale limitazione alla cumulabilità dei nuovi incentivi dovrà essere attentamente valutata dagli operatori del settore, che si trovano a dover valutare tutta una serie di differenti agevolazioni che interessano la realizzazione degli impianti a produzione incentivata e che possono potenzialmente soprapporsi. Si pensi per esempio alla c.d. Tremonti Ter, che rappresenta una particolare forma di detassazione degli investimenti, attuata attraverso l'esclusione del 50% dell'ammontare di tali investimenti dall'imposizione sul reddito d'impresa della società che intende beneficiarne. E ancora, si pensi al credito di imposta per nuovi investimenti produttivi nelle aree del mezzogiorno d'Italia. Con particolare riguardo alla prima (la Tremonti Ter), peraltro, già l'attuale formulazione dello schema di decreto legislativo si preoccupa di stabilire una specifica deroga al menzionato divieto di cumulo, permettendo l'accesso, alle società interessate, ad entrambe le agevolazioni (Tremonti Ter e nuovi incentivi). Ai sensi della Finanziaria 2008, la disciplina dei certificati verdi, che tali nuovi incentivi intendono sostituire, permette la cumulabilità di questi ultimi con altre tipologie di incentivi, ad esclusione dei soli incentivi pubblici (di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria) in conto energia, in conto capitale o in conto interessi con capitalizzazione anticipata. Del resto, un approccio di sviluppo costruttivo delle politiche legislative di incentivazione degli investimenti nel settore delle energie rinnovabili non può non passare attraverso l'efficienza proprio di tali scelte di investimento e, dunque, anche attraverso un regime di cumulabilità piena dei nuovi incentivi di cui allo schema di decreto legislativo con altre tipologie di agevolazioni. Per evitare la tanto paventata «bolla speculativa» occorre creare, in ultima battuta, un sistema giuridico certo, evitando le zone grigie, e un sistema economico altrettanto certo.
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