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«Le riforme sono ferme»

di Laura Serafini

Senza la concorrenza è a rischio la vitalità, già compromessa del sistema economico». Antonio Catricalà approfitta dell'ultima relazione annuale del suo mandato per dire a «chiare lettere» alla politica che il treno della ripresa è passato senza che l'Italia abbia nemmeno tentato di salirci. «Il processo riformatore si è arrestato – denuncia – e le liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorità dell'agenda politica. Il primo disegno di legge sulla concorrenza non ha mai visto la luce. Questo ritardo è grave; rallenta il processo di ammodernamento del Paese. Deve essere recuperato il tempo perduto». Troppo spesso, accusa il presidente uscente, «le nostre richieste di intervento legislativo vengono ignorate, come è accaduto in sei anni di applicazione del conflitto di interesse».

Catricalà individua e circoscrive i settori chiave sui quali intervenire per sbloccare l'immobilismo in cui è piombato il Paese. «Ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, governance bancaria e assicurativa restano i settori sui quali è prioritario introdurre assetti di mercato realmente competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita». La strada da imboccare per treni, autostrade e scali aeroportuali il presidente dell'Antitrust l'indicata più volte: l'istituzione di un'Authority per i trasporti, che il garante dei mercati ha invano atteso di vedere inserita in diversi veicoli legislativi via via in discussione in Parlamento. Il male di fondo è la debolezza e l'ambiguità del sistema regolatorio che disciplina l'attività dei monopoli naturali (autostrade e aeroporti) o che mantiene monopoli di fatto attraverso una struttura che non ha «una netta definizione delle funzioni degli attori, pubblici e privati» alimentando «un sistema nel quale si disperdono le risorse e si depotenzia l'effetto benefico dell'ingresso dei privati» (ferrovie). C'è poi l'affondo sulla governance di banche e assicurazioni. «L'intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti costituisce una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali. Sono ancora troppo frequenti le ipotesi di controllo di fatto, dissimulato da partecipazioni di minoranza», chiosa la relazione. Che incalza: «la figura ambigua dell'amministratore indipendenti, la scarsa trasparenza dell'operato di alcuni centrali azionisti quali le fondazioni, il mancato adeguamento della normativa delle banche cooperative (soprattutto le banche popolari quotate) sono gli altri elementi che concorrono ad ostacolare l'instaurarsi di una reale concorrenza».

La risposta del ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, all'allarme lanciato da Catricalà è arrivata. Ma purtroppo non sembra prospettare nulla di tempestivo. «Alcuni provvedimenti sono già allo studio della Camera, altri saranno presi dal governo nelle prossime settimane», ha assicurato il ministro.

Il rischio di un'avanzata dei monopoli nei servizi locali, di nascita di «nuove Iri», si intravede dietro l'esito del voto del 12 giugno. «Il referendum sulla privatizzazione del servizio idrico ha portato via con sé anche la liberalizzazione degli altri servizi pubblici locali, l'unica riforma pro mercato della legislatura – constata il presidente -. Ciò non può interpretarsi come una legittimazione del potere politico locale a occupare definitivamente con le aziende municipalizzate tutte le aree economiche: i principi di buon andamento ed efficacia dell'azione amministrativa non sono stati messi in discussione». Nel corso della giornata Catricalà ha aggiunto di «avere massimo rispetto per l'elettorato» e che bisogna riflettere sul fatto che «qualcosa abbiamo sbagliato» verso l'opinione pubblica. Forse, verrebbe da dire, quanto denunciato ieri poteva essere detto a "chiare lettere" prima del referendum, così il pubblico avrebbe avuto un riferimento autorevole per formarsi un'opinione.

Sul fronte dei servizi bancari, il presidente dell'Authority ha acceso un faro su un nuovo sistema studiato dalle banche per infierire sui clienti. «È doveroso riferire che stiamo indagando su istituti bancari sospettati di subordinare nei fatti la concessione dei mutui alla sottoscrizione di polizze vita particolarmente costose». E ancora: gli interventi in materia di tariffe e prezzi, anche se non l'Antitrust non ha competenze, hanno portato a risparmi per oltre 1 miliardi tra il 2006 e il 2010.

 

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