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E contro le regole Bce si muove anche Padoan

La vigilanza bancaria resta al centro della scena. Mentre la polemica sui nuovi più rigidi criteri proposti a Francoforte per i crediti difficili infuria – ieri li hanno criticati i ministri dell’economia Pier Carlo Padoan e dello sviluppo Carlo Calenda – la Bce ha diffuso il suo ultimo stress test che ipotizza variazioni brusche dei tassi d’interesse.
L’esercizio, avviato sei mesi fa, coinvolge 111 banche continentali, nove italiane. Nel complesso, la vigilanza «ritiene appropriata la gestione del rischio di tasso per la maggior parte delle banche europee»; ma il diavolo spesso è nei dettagli: e potrebbe portare sorprese negative quando, entro dicembre, i singoli esiti saranno inglobati nelle verifiche macroprudenziali sulle banche dette Srep. La Bce ha ipotizzato sei scenari di variazioni molto e abbastanza brusche della curva che misura il costo del denaro, da anni schiacciato sotto zero per dare fiato ai prenditori dopo la crisi. Lo scenario meno improbabile pare la crescita di 200 punti base dei tassi, che produrrebbe il 10,5% in più di redditi da interessi per i 111 gruppi, ma la conversa erosione del 2,7% del valore del loro capitale: perché le probabilità di default di aziende e famiglie salgono con i tassi (i titoli di Stato, che un rialzo deprezza, non sono rientrati nel test). In caso di tassi fermi ai livelli del 2016 (il test si basa su quei dati di bilancio) il margine d’interesse, da anni è eroso dal calo dei tassi, limerebbe di un altro 7,5%.
Nelle simulazioni spicca un 19% di banche che, caratterizzate da «un’ampia frazione di prestiti a tasso variabile tra gli attivi », migliorerebbe sia i profitti sia il capitale con una stretta monetaria. Nessuno conferma, ma sembra che tra questi 21 istituti ci siano Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Ubi. Poi c’è un 20% di nomi che, «avendo più attivi a tasso fisso e a lunga scadenza» (tipo mutui) vedrebbero peggiorare sia le entrate sia il patrimonio; Francoforte e i vigilati non confermano, ma tra le sale operative si dice che in questa fetta siano Carige e Unicredit, banca che tuttavia fu “stressata” poco prima di lanciare l’aumento di capitale da 13 miliardi. Tra le due classi intermedie starebbero tutte le altre italiane: Bper, Sondrio, Credem, Iccrea. Sul mercato l’esercizio Bce è stato poco considerato, per la bassa probabilità attribuita agli scenari usati e perché non sono stati forniti dati più fini. Si continua invece a prendere sul serio la fuga in avanti della vigilanza sulle nuove sofferenze, destinata a entrare in vigore a gennaio. Mentre l’indice Stoxx banche Europa cedeva lo 0,51%, Bper a Piazza Affari ha perso il 3,18%, Bpm Banco il 2,75%, Ubi l’1,26%. «Con le nuove regole si rischia di colpire le Pmi – ha detto Calenda -. Faremo una battaglia in Europa, è un tema politico e non tecnico». Anche il ministro Padoan, da Lussemburgo, ha espresso «perplessità sia sui modi che sui contenuti della comunicazione Bce». Per il presidente dell’altra autorità bancaria Eba, Andrea Enria, si tratta invece di «un principio non sbagliato», per evitare che nella prossima crisi si creino altri Npl.

Andrea Greco

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