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Le rateazioni in cinque anni

Tre quarti delle rateazioni concesse da Equitalia hanno una durata fino a cinque anni. Nonostante i più ampi termini di rimborso concessi dalla legge, il numero delle dilazioni straordinarie (cioè oltre i 72 mesi) è appena l’1,7% del totale. In termini di pratiche gestite, il 52% delle richieste è stato avanzato da persone fisiche e il 70% dei piani accordati ha per oggetto debiti fino a 50 mila euro. In termini economici, però, la situazione cambia: degli oltre 34,5 miliardi di euro che risultavano rateizzati alla fine del 2015, il 55% fa capo a società e il 26% a titolari di partita Iva (professionisti, artisti e imprenditori individuali). In questo caso il 53% degli importi riguarda debiti per oltre 50 mila euro e il valore delle dilazioni straordinarie (oltre i 72 mesi) sale al 15%. Pochi soggetti debitori, quindi, ma con carichi pendenti più elevati e piani di restituzione più lunghi. Ed è proprio questa la categoria su cui si concentrano prioritariamente gli sforzi di recupero. I numeri emergono dal bilancio consolidato al 31 dicembre 2015 del gruppo Equitalia, che ricorda come oggi il riscosso da rateazione costituisce il 50% degli incassi da ruolo. Per ogni 100 euro incamerati dalla società di riscossione, 50 provengono da piani dilatori.

Anche a causa del perdurare della congiuntura negativa, negli ultimi anni il legislatore ha sempre di più ampliato la possibilità di accedere all’istituto della rateazione (o di usufruirne nuovamente, dopo la decadenza). Le modifiche alla norma di riferimento, ossia l’articolo 19 del dpr n. 602/1973, hanno dapprima consentito ai contribuenti di ottenere automaticamente il beneficio per le morosità entro i 50 mila euro, senza la necessità di produrre alcuna documentazione. Poi, nel 2013, è arrivata la chance di ottenere un piano di ammortamento fino a 120 mesi (10 anni), a fronte dei 72 mesi ordinari. Infine è giunta la facoltà di proroga, in caso di ulteriore peggioramento delle condizioni economiche del debitore.
Gestione economica. Il bilancio 2015 del gruppo Equitalia evidenzia un risultato positivo per 900 mila euro, a fronte dei 14,5 milioni di utile del 2014. Sul fronte delle entrate hanno contribuito circa 80 milioni di maggiori aggi, collegati ai crescenti volumi riscossi (8,2 miliardi di euro contro i 7,4 miliardi del 2014, con un balzo del’11%). Sul versante dei componenti negativi, invece, i costi della gestione restano sostanzialmente stabili, dal momento che i risparmi ottenuti dall’accentramento delle procedure di acquisto sono stati compensati dall’incremento del costo del lavoro riferibile allo sblocco degli scatti di anzianità a partire dal 1° gennaio 2015 (le retribuzioni erano ferme dal 2010 per effetto della legge n. 122/2010). In crescita di 50 milioni di euro anche gli accantonamenti per rischi legati a contenziosi in essere o comunque riferibili all’attività di riscossione.

Costi di riscossione. Crescono nel 2015 le spese amministrative proprie dell’attività esattoriale. Gli oneri complessivi ammontano a 103 milioni di euro, in crescita del 4% rispetto ai 99 milioni del 2014. Tra le singole voci spiccano i costi per la postalizzazione e la notifica delle cartelle esattoriali, pari a 90 milioni di euro (87 milioni nel 2014). Su questo fronte, tuttavia, a partire da quest’anno dovrebbe registrarsi un significativo alleggerimento, dal momento che dallo scorso mese di giugno le cartelle verso i soggetti Iva devono viaggiare obbligatoriamente tramite posta elettronica certificata. Stabili, invece, i costi per visure e informazioni ipotecarie (1,2 milioni) nonché quelli relativi alle procedure esecutive (2,2 milioni).

Valerio Stroppa

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