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Le quote estere sono esenti

Il trasferimento per successione o per donazione di quote di società estere è esente dall’imposta di successione e donazione ma solo al ricorrere delle medesime condizioni, dettate dal legislatore nazionale con riferimento alle partecipazioni in società residenti in Italia.
Questa la risposta che, nell’ambito dell’attività di consulenza giuridica, la Direzione regionale della Lombardia ha fornito a una richiesta di chiarimenti dell’Associazione italiana dottori commercialisti (Aidc).
Le società residenti
I trasferimenti di partecipazioni mortis causa o per donazione sono in linea di principio soggette all’imposta di successione e donazione, tuttavia, ai sensi dell’articolo 3, comma 4-ter, del Dlgs 346/90 vi sono alcuni casi di esenzione.
Si tratta dei trasferimenti effettuati, anche tramite patti di famiglia, a favore dei discendenti e del coniuge quando hanno per oggetto aziende o quote sociali e azioni. In caso di quote sociali e azioni in società di capitali residenti l’esenzione si applica solo:
a) limitatamente alle partecipazioni mediante le quali si acquisisce o si integra il controllo della società ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, n. 1 del Codice civile;
b) e se contemporaneamente gli aventi causa (eredi o donatari) si impegnano con apposita dichiarazione a detenere il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni.
Il mancato rispetto della condizione temporale comporta la decadenza del beneficio, con la conseguenza che l’imposta sarà dovuta nella misura ordinaria oltre alla sanzione del 30% e agli interessi di mora.
Per le società di persone residenti, con la circolare n. 3/E del 22 gennaio 2008 e con la successiva risoluzione 446/E del 18 novembre 2008 l’agenzia delle Entrate ha delineato lo scenario per cui, dato il tenore letterale delle norme, l’esonero dall’imposta di successione e donazione per i trasferimenti di società di persone si applica, indipendentemente dalla percentuale di possesso trasferita ma con il vincolo temporale dei cinque anni di esercizio dell’attività.
Il caso controverso
Nella norma non si prevede alcuna limitazione e/o vincolo nel caso in cui oggetto del trasferimento sia una società di persone o capitali non residente.
Pertanto, parte della dottrina ha sostenuto la seguente tesi basata su un’interpretazione letterale delle disposizioni di legge: la donazione o il trasferimento mortis causa di una partecipazione in società estere può usufruire dell’esenzione in oggetto indipendentemente dalla circostanza che la partecipazione donata o trasferita consenta ai beneficiari di acquisire o integrare il controllo.
In sostanza, nel caso delle società estere si dovrebbe applicare il medesimo criterio interpretativo, prima di tutto letterale, che la stessa Agenzia ha ritenuto corretto per fornire i chiarimenti sopra richiamati relativi alle donazioni di quote di società di persone.
La risposta dell’Agenzia
La Dre della Lombardia ha dato atto che il requisito dell’integrazione o acquisizione del controllo è testualmente richiesto solo nel caso di partecipazioni in società residenti ma ha ritenuto tale mancato richiamo una sorta di svista del legislatore in quanto la non rilevanza di tale requisito comporterebbe «una non giustificata disparità di trattamento a vantaggio della prosecuzione dell’attività d’impresa con società estere». In sostanza la preoccupazione del Fisco è quella che una interpretazione letterale possa portare a trasferimenti di partecipazioni «in costante esenzione dall’imposizione indiretta».
Pertanto, a parere della Direzione regionale della Lombardia, le regole da considerare nel caso di trasferimento di partecipazioni in società non residenti ai fini dell’imposta di successione e donazione sono le seguenti:
a) per le quote di società di persone estere sarà sufficiente che gli aventi causa proseguano per 5 anni l’attività d’impresa precedentemente svolta dal donante o dal de cuius;
b) per le quote di società di capitali estere, sarà necessario l’acquisizione o l’integrazione del controllo, oltre all’impegno di mantenimento dello stesso per il periodo quinquennale.
In conclusione secondo la Dre della Lombardia per effetto di una interpretazione logico-sistematica che prevale su quella letterale quando oggetto del trasferimento sono società estere si dovranno utilizzare regole omogenee a quelle applicabili nel caso di società residenti.

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