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Le Popolari puntano al 60% della Banca del Mezzogiorno

di Alessandro Graziani

Le banche popolari muovono sulla Banca del Sud, progetto in via di perfezionamento fortemente voluto dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lunedì 28 febbraio, stando a indiscrezioni di fonti finanziarie, si è riunito il patto di consultazione dell'Istituto centrale delle banche popolari italiane (Icbpi) presieduto da Giovanni De Censi. Il patto che raggruppa le principali banche cooperative – tra cui Ubi Banca, Bper, Popolare Milano, Popolare Vicenza e Credito Valtellinese, tutte con un forte network distributivo nel Centro Sud, Sicilia e Sardegna – avrebbe deciso di dare mandato esplorativo a De Censi, che in via preventiva aveva già avuto delega anche dall'Associazione Nazionale delle Banche Popolari guidata dal presidente del Banco Popolare Carlo Fratta Pasini. Obiettivo: negoziare con il Ministero dell'Economia l'ingresso delle Popolari nella Banca del Mezzogiorno (come si chiamerà, con ogni probabilità il nuovo istituto dato che il marchio Banca del Sud è già esistente), affiancando Poste Italiane e il sistema delle Banche di credito cooperativo guidate da Alessandro Azzi.

Per il progetto Banca del Sud si profila, dunque, una possibile svolta. Non più un'iniziativa isolata del Governo, lasciata solo all'intervento pubblico delle Poste, e quasi subita dal sistema bancario. Ma, anzi, una piena condivisione del progetto da parte delle Popolari, che controllano il 30% del credito alle piccole e medie imprese del meridione.

In che modo potrà realizzarsi il coinvolgimento delle popolari nel progetto Banca del Sud caro a Tremonti? Due sarebbero le pregiudiziali poste dalle popolari. Primo: la maggioranza delle partecipazioni nella Banca del Sud dovrà passare dalle Poste al sistema bancario, comprendente banche popolari e Bcc. Secondo: il funding dell'istituto dovrà essere garantito dalla Cassa Depositi e Prestiti. Se queste due condizioni dovessero essere accettate dal Ministero dell'Economia e dalle Poste, il progetto entrerebbe nel vivo con la definizione del piano industriale. A giorni, De Censi dovrebbe inviare al Ministro Tremonti le condizionali formali delle Popolari per aderire all'iniziativa. Un incontro tra i due, pare, doveva già tenersi la scorsa settimana, ma è poi stato rinviato per improvvisi impegni ufficiali del Ministro.

Tecnicamente, l'obiettivo delle Popolari – d'intesa con il sistema delle Bcc, che dovrebbe intervenire attraverso l'Iccrea (socio dell'Icbpi) – sarebbe quello di rilevare dalle Poste il 60% del Mediocredito. Acquisizione che sarebbe effettuata, secondo lo schema fin qui definito, per una quota del 10% circa dallo stesso Istituto Centrale delle Banche Popolari e per la parte restante direttamente dalle Bcc e dalle maggiori banche del comparto: Ubi Banca, Bpm, Bper, Credito Valtellinese, Popolare Vicenza.

In questo modo, grazie alla capillare rete delle popolari nel CentroSud Italia, la nuova Banca del Sud avrebbe una reale forza distributiva e partirebbe immediatamente con un adeguato know how bancario. Know how che, invece, non avrebbero da sole le Poste, malgrado la forte spinta sul banking impressa negli ultimi anni dall'amministratore delegato Massimo Sarmi e dal numero uno di Bancoposta Carlo Enrico. È assai probabile che eventuali resistenze all'ingresso in forze delle Popolari nel progetto Banca del Sud possa, dunque, arrivare proprio dai manager del gruppo Poste, che da anni puntano a una grande diversificazione nel settore bancario.

Finora, i circa 14mila sportelli delle Poste – un vero potenziale "spauracchio" per il sistema bancario – hanno fatto concorrenza solo marginale alle banche. Nei fatti, però, il Bancoposta è stato finora solo una divisione delle Poste. Senza rappresentare un vero e proprio concorrente diretto delle banche, come è ad esempio Postbank in Germania. Ora, proprio grazie al progetto Banca del Sud, le Poste si avviano invece a diventare banca a tutti gli effetti. Anche grazie alla facoltà concessa dal decreto Milleproroghe di acquisire partecipazioni in banche. Per il via libera al progetto Banca del Sud, tuttavia, serve l'autorizzazione della Banca d'Italia. Un iter complesso, che ovviamente sarebbe più facile se la maggioranza del capitale fosse detenuta da banche. L'unico caso di autorizzazione all'acquisto di una banca da parte di un soggetto diverso da un istituto di credito, possibile dopo la revisione della normativa, è avvenuto solo con il salvataggio di Banca Profilo da parte della holding Sator di Matteo Arpe. È assai probabile che anche nel caso di Poste Italiane-Mediocredito, Via Nazionale non crei problemi. Certo che se il nuovo istituto per il Sud nascesse sotto l'egida bancaria, il via libera di Bankitalia sarebbe più immediato. E il credito alle imprese del Sud, tramite la rete delle popolari, affluirebbe secondo binari già esistenti e collaudati. Ma ora bisognerà vedere se Ministero e Poste accetteranno l'offerta e le condizioni delle Popolari.

 

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