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Le Popolari al governo “Riforma da cambiare dubbi costituzionali”

Da un lato tende la mano al governo, confermando di essere «disponibile ad un confronto » nella «speranza di contribuire all’individuazione di una soluzione condivisa», dall’altra conferma che esistono «dubbi di legittimità costituzionale» sul decreto legge sulla riforma del voto capitario nelle banche popolari maggiori. Ieri Assopopolari ha riunito il cda dell’Associazione, per fare il punto della vicenda e per ascoltare la relazione della commissione di esperti (Alberto Quadrio Curzio, Piergaetano Marchetti e Angelo Tantazzi).

Secondo quanto si apprende, la commissione non ha fornito una soluzione conclusiva, ma ha illustrato una serie di ipotesi, legate a come evolverà il quadro. «Abbiamo ascoltato la relazione e stiamo meditando – ha dichiarato Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza Bpm – il presidente di Assopopolari giovedì sarà in Parlamento e sarà lì che, prendendo atto della discussione, presenterà la nostra posizione comune». I possibili “rimedi” si muovono su due versanti: uno, di gran lunga preferito, in cui permanga la struttura cooperativa da stemperare introducendo elementi capitalistici; è un po’ il modello Ubi, in cui per nominare i consiglieri di minoranza si contano i voti (capitari), ma in parte si tiene in considerazione anche il capitale rappresentato dalla lista. L’altro, se dovesse passare la trasformazione in spa, vede invece la «ponderazione del voto di ca- pitale» con un trattamento di «favore per i soci con possesso azionario limitato/durevole»: le ipotesi dovrebbero essere quelle di mettere un tetto al capitale (forse al 3-5%) che può votare in assemblea, e magari aggiungere il voto maggiorato per chi detenga per due anni le azioni.
Resta il fatto che secondo Assopopolari «il concetto di mutualità viene oggi declinato con il facilmente misurabile impegno nei confronti dell’economia reale»; «la patrimonializzazione delle Popolari coinvolte dal decreto è adeguata, come testimoniato dall’avvenuto superamento dei recenti test Bce» e, infine, «la dimensione dell’attivo non è incompatibile con la mutualità».
Dalla settimana prossima la discussione si sposta alla Camera con l’inizio delle numerose audizioni. Nel frattempo continua il dibattito politico, dopo che il premier Matteo Renzi ha parlato anche di ricorrere alla fiducia per far passare la riforma. «Il percorso parlamentare ci servirà a migliorare quel provvedimento – ha detto il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi – deve essere modificato e rafforzato il dialogo». Anche il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), ha parlato di «spazi di mediazione, riflettendo sulle caratteristiche delle banche stesse: sarebbe un’occasione persa per tutti non coglierli».
La politica, attraverso il capogruppo Sel in Commissione Finanze alla Camera, Giovanni Paglia, è tornata a parlare anche del caso-Serra. «La notizia che il fi- nanziere Davide Serra attraverso il fondo Algebris abbia investito pesantemente sul comparto delle banche popolari italiane a partire da marzo 2014, ovvero dopo l’insediamento del governo Renzi, se confermata è davvero inquietante». Gli ha risposto indirettamente lo stesso Serra, via Twitter: «Algebris ha investito fin dalla sua nascita, nel 2006, nel settore bancario e assicurativo italiano, incluse le banche popolari ». E poi ha aggiunto: «in particolare dal marzo 2014 ha una posizione importante, inferiore al 2% in una banca popolare italiana (in aumento di capitale)». Per la cronaca, il Banco popolare ha fatto un aumento di capitale dal 31 marzo al 17 aprile 2014. Conclude Serra: «Ridicola ogni informazione tendente ad insinuare la conoscenza privilegiata di informazioni ». A gonfie vele intanto i titoli in Borsa: Bper guida i rialzi (+4,03%), seguita dal Banco Popolare (+3,03%), da Bpm (+ 1,74%) e dall’Etruria (+8,13%).
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