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Le Pmi temono recessione e dollaro

di Enrico Netti

Sospese tra l'ombra della recessione, la paura della stagnazione e una crescita che in prospettiva potrebbe diventare sempre più flebile, salvata in parte solo dall'export. Si apre così, dopo un agosto che ha messo a soqquadro gli scenari economici e finanziari, la stagione autunnale per le Pmi dell'industria manifatturiera italiana, in un clima scandito da molti campanelli d'allarme. A preoccupare di più i presidenti di alcune federazioni confindustriali interpellati dal Sole 24 Ore sono il vento recessivo, che porta con sè un possibile calo dell'occupazione, gli effetti delle tensioni speculative sulle materie prime e il cambio euro-dollaro, che agli attuali livelli rappresenta un ulteriore ostacolo alle vendite del «made in Italy» negli Usa.

A peggiorare il clima congiunturale, segnato da un taglio alle stime di crescita del Pil anche per il 2012, ci sono poi i contenuti e gli effetti della manovra di Ferragosto, che fatica a prendere la sua forma definitiva. Una manovra che non prevede interventi a favore dello sviluppo, come invece ha sollecitato il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, per una crescita dell'industria o a sostegno dei consumi delle famiglie. Senza poi dimenticare l'inflazione: in Italia è al top dal 2008, a quota 2,8%, alimentata soprattutto dalla bolletta energetica.

«La ripresa è veramente debole, solo chi ha saputo internazionalizzare la propria attività cresce, mentre il vero problema è uscire dal ristagno dell'economia – avverte Giancarlo Losma, presidente di Federmacchine -, altrimenti si perde la capacità di competere». È un quadro non del tutto negativo quello di questo comparto "forte" del «made in Italy», a cui fanno capo 6.300 imprese, 182mila addetti, 34 miliardi di fatturato nel 2010, il 67% realizzato grazie all'export. «Ad agosto molte aziende della meccanica hanno accorciato i giorni di chiusura, perché avevano gli ordini da consegnare – aggiunge Losma –, mentre lo scorso anno hanno tenuto chiuso per ferie il più possibile». Una mossa per rimanere agganciati alla ripresa e che può far sperare in un ritorno del giro d'affari ai livelli al top del 2008? «Con tutta la cautela del caso – risponde – siamo fiduciosi in un buon 2011 e ritengo che non si possano verificare gravi scossoni da qui a fine anno».

Nonostante l'agosto nero, alla riapertura delle aziende, a detta dei presidenti interpellati, gli imprenditori hanno trovato un dato confortante: non ci sono state cancellazioni o riduzioni degli ordini già in portafoglio. In questo difficile scenario anche Sandro Bonomi, presidente di Anima (meccanica varia e affine) punta a un 2011 in crescita. «L'anno dovrebbe terminare con un +2,6%, ma solo grazie all'aumento del 4% delle esportazioni, mentre non mi illudo che arrivino molte commesse dal mercato interno».

Anche alle imprese del mobile non arrivano segnali positivi dal mercato domestico. «Ci preoccupa la domanda interna in stasi, che andrebbe rivitalizzata con interventi simili a quelli adottati in Francia – sottolinea Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo – con un'Iva sugli arredi affrancata a quella della prima casa».

Segnali discordanti sulla tenuta del mercato arrivano dalla federazione delle imprese elettrotecniche ed elettroniche. «Il portafoglio ordini presenta andamenti discontinui che rendono difficile la lettura dello scenario per i prossimi mesi – afferma Maria Antonietta Portaluri, direttore generale di Anie –. A oggi si segnala una tenuta dell'elettrotecnica e una brusca flessione dell'elettronica».

«I segnali sono quelli di una crisi strutturale, ma l'economia reale è in ripresa rispetto al 2008 – commenta Marina Puricelli, responsabile della Piattaforma Pmi della Sda Bocconi –. Si arranca, e molto, a livello macroeconomico o di occasioni di lavoro per i giovani».

Le aziende che puntano all'internazionalizzazione, invece, oltre al cambio euro-dollaro devono affrontare un altro problema. «La chiusura degli uffici Ice non ci aiuta – osserva Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare – perché nel frattempo non sono state avviate azioni di supporto alle Pmi che vogliono raggiungere nuovi mercati lontani». Un'opinione condivisa da Losma: «Abbiamo perso una sponda fondamentale, a cui per il momento ci stiamo sostituendo come federazione». E Snaidero va dritto al punto: «La sopravvivenza dipende dall'internazionalizzazione: in futuro si lavorerà sempre più per quei mercati come la Russia, dove stiamo crescendo molto, Medio Oriente e penisola arabica, ma anche in Francia e Regno Unito».

Unanime la preoccupazione per i rally delle materie prime. Per Bonomi sono «un effetto della speculazione finanziaria fuori controllo che ci mette in seria difficoltà», mentre Ferrua ricorda che «non si sa quando termineranno le tensioni sui prezzi, che continuano a restare alti»

«La situazione è molto difficile ed è ormai segnata dal rallentamento strutturale dei consumi – interviene Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione -, mentre il settore ha assorbito parte dei rincari delle materie prime di inizio anno». A preoccupare di più, ovviamente, è il calo dei consumi delle famiglie, il cui indice in 17 regioni italiane è attualmente al di sotto dei livelli del 2000. Come trovare una soluzione? «Punteremo sempre più sull'export e nel breve termine cercheremo di recuperare un po' di efficienza». La grande distribuzione teme l'aumento del l'Iva e confidava in un rilancio della domanda interna legato a misure più decise sul fronte di liberalizzazioni, privatizzazioni nei servizi pubblici e dismissioni del patrimonio pubblico, nonchè sul versante dei tagli ai costi della politica, ma soprattutto «è necessaria una seria azione di contrasto all'evasione fiscale».

In attesa di conoscere le misure definitive, comunque, gli imprenditori auspicano il via libera a grandi opere e infrastrutture, che «sono l'impalcatura per la crescita del Paese» come sottolinea Portaluri. Anche perché, sul fronte dell'edilizia, Cirino Mendola, presidente di Confindustria Finco, ricorda l'ormai prossima scadenza degli incentivi per l'efficienza energetica «da mantenere anche nel 2012 per assicurare la sopravvivenza delle nostre Pmi». Una possibilità di creare nuova occupazione potrebbe invece essere legata a nuovi interventi di manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico e privato, perché – conclude Mendola – «c'è un'Italia da mantenere in efficienza».

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