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Le Pmi possono aggiungere 15 miliardi al Pil

La piena attuazione dello Small Business Act vale un punto percentuale di Pil in un triennio. È la previsione del ministero dello Sviluppo economico che nel rapporto 2010 (da oggi disponibile sul sito del ministero) stima anche 50 mila nuovi posti di lavoro. Il documento europeo ha l'obiettivo di spingere il riconoscimento del ruolo centrale delle Pmi nell'economia dei 27 paesi membri, di attivare un quadro di interventi per creare condizioni di concorrenza paritarie per le imprese e di migliorare il contesto giuridico e amministrativo nell'intera Unione europea.

Lo stato dell'arte

Le misure attuate dall'Italia in applicazione del documento europeo sono state tante (si veda la tabella in pagina) ma l'habitat delle imprese è ancora lontano dall'essere terreno favorevole allo sviluppo. «Manca un quadro organico di interventi – spiega Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria di Confindustria. Per liberare le potenzialità inespresse delle nostre imprese servono ulteriori interventi.

La riforma fiscale, per esempio, ma anche l'adeguamento ai nuovi tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione, una secca riduzione della durata dei processi civili, la possibilità di scegliere – per i lavoratori – di lasciare il tfr in azienda, la detassazione totale dei premi di produzione».

Il tavolo permanente

La strada da percorrere, dunque, è ancora lunga. Per fare sistema è stato aperto un tavolo permanente a cui partecipano, oltre al ministero, tutte le associazioni delle imprese, le regioni, le camere di commercio e il sistema bancario. Il tavolo ha l'obiettivo di essere un punto di riferimento e di ascolto per rilevare le esigenze e i fenomeni di cambiamento delle piccole e medie imprese del paese. «Imprese, banche, parti sociali -, aggiunge Boccia -, tutti possono lavorare con l'obiettivo comune della crescita.

Ma non è sufficiente. Manca la quarta gamba senza la quale la partita non avrà vincitori: la volontà politica. Senza la decisione di destinare risorse in funzione dello sviluppo economico perderemo tutti. La riforma fiscale è dunque una priorità e a parità di gettito potrà liberare le potenzialità inespresse delle imprese».

Ad oggi il quadro non è confortante. Alla luce dei criteri dell Sba l'Italia ha un'amministrazione pubblica scarsamente recettiva – seppur migliorando il livello rispetto al 2009 – ha significative difficoltà nell'accesso alla finanza e ha valori di internazionalizzazione inferiori alla media dell'Europa a 27 (si veda la pagina a sinistra)

L'attuazione dello Sba

L'Italia – sostiene il rapporto – è tra i primi paesi europei ad aver dato attuazione allo Small business act. Accanto alla “politica industriale” più vicina alle esigenze della medio-grande impresa, ha introdotto una “nuova politica produttiva” riferita alle micro e piccole imprese, la cui base è formata prevalentemente da aziende del terziario, artigiane e manifatturiere. Gli interventi messi in campo si sono concentrati sul miglioramento dei rapporti tra Pubblica amministrazione e imprese attraverso scelte di semplificazione come la Comunicazione unica, la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), lo Sportello unico attività produttive e le Agenzie per le imprese.

Alla luce delle difficoltà congiunturali delle imprese, diversi sono stati gli interventi per agevolare l'accesso al credito: dal potenziamento del Fondo di garanzia con dotazione di 1,6 miliardi di euro, aperto recentemente anche alle imprese artigiane, di trasporto ed alle cooperative all' avvio delle attività del Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito.

Nell'ottica del sostegno all'innovazione e all'internazionalizzazione si è potenziato il Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti con 785 milioni di euro per contratti di innovazione tecnologica e industriale. Per favorire la partecipazione delle Pmi agli incentivi statali e regionali si è lavorato alla riforma degli incentivi alle imprese, attraverso la semplificazione delle modalità e la riduzione del numero degli interventi e delle quote dedicate alle Pmi e si è incoraggiata la diffusione del Contratto di rete.

Il ruolo delle imprese

«La risposta delle imprese agli interventi messi in campo dal governo – aggiunge Boccia –, è la conferma che la forza delle piccole imprese in Italia è tale da poter riassorbire l'occupazione e ripagare il grosso debito pubblico. Non dobbiamo dimenticare che siamo il secondo paese manifatturiero europeo dopo la Germania e che il nostro tasso di imprenditorialità è tre volte superiore alla media europea». Un dato, quest'ultimo, legato all'elevato numero di micro aziende nel paese.

«La piccola impresa rappresenta un vincolo e un'opportunità dell'Italia – conclude Boccia –. Un vincolo perché non consente di misurarsi in un mercato globale sempre più competitivo, ma un'opportunità perché rileva l'alta propensione all'imprenditorialità degli italiani».

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