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Le pmi con le banche per evitare strozzature nel credito

Piccole medie imprese italiane pronte a schierarsi a fianco delle banche per impedire che regole europee sempre più restrittive strozzino ancora di più le possibilità di fare credito a chi lavora e investe. Lo dice a ItaliaOggi Daniele Vaccarino, presidente della Cna e di Rete Imprese Italia in questa intervista a tutto campo.

Domanda.

Le modifiche al regime dei minimi non vi sono piaciute. Avete notizie se e come saranno modificate?

Risposta. Avevamo sollevato il problema immediatamente all’uscita del decreto, contestando le discrepanze che si sarebbero venute a verificare: addirittura c’è chi pagherebbe di più con il forfait invece che con il metodo analitico. Abbiamo la ragionevole certezza che il regime verrà modificato, così ci ha promesso il ministro Poletti, che incontriamo domattina (oggi, ndr). Ci aspettiamo un aumento del plafond e una riduzione delle aliquote.

D. Avete contestato anche split payment e reverse charge, due strumenti che sembrano servire più a fare cassa che a combattere l’evasione.

R. Non siamo contrari all’introduzione della fatturazione elettronica, anzi auspichiamo che proseguano i sistemi di sburocratizzazione, dando però tempo alle imprese per adeguarsi. Certo non si può individuare un sistema di pagamento dell’Iva che penalizza la grande distribuzione, e le imprese edili e tutti quelli che lavorano per il pubblico. Si sottrae liquidità in un momento in cui la liquidità è fondamentale alla sopravvivenza di molte imprese. E quando molti devono combattere anche contro i mancati pagamenti della pubblica amministrazione e tra imprese.

D. Il quantitative easing servirà a dare un po’ di ossigeno alle imprese?

R. Abbiamo accolto con grande attenzione la decisione della Bce di aprire i cordoni della liquidità nei confronti delle banche, ma è paradossale che contemporaneamente la stessa Bce restringa fortemente la possibilità delle banche di erogare credito alle imprese con norme sempre più restrittive. Con una mano si concede con l’altra si ritira

Siamo disponibili a fare un fronte comune con le banche per eliminare lacci e lacciuoli che limitano la possibilità di erogazione

D. Siete favorevoli alla bad bank?

R. Siamo favorevoli al fatto che in un periodo di annunciata o prevista ripresa economica ci sia la possibilità per il sistema bancario di elargire il credito.

D. Come giudicate il Jobs act?

R. Abbiamo accolto favorevolmente il tentativo di rinnovare contrattualistica e rapporti con i dipendenti.

Premesso che nelle pmi non si assume per licenziare, ma si assume per formare e avere a disposizione manodopera e collaboratori all’altezza delle necessità aziendali, perché questa è la maggior ricchezza delle nostre aziende, l’introduzione di un sistema che dia più garanzie a lavoratori e imprese per noi va bene.

Soprattutto se accompagnata dalle misure della legge di stabilità che prevede la decontribuzione dei nuovi assunti per tre anni e l’eliminazione del costo del lavoro dall’imponibile Irap. Dopo otto anni di crisi che hanno creato anche un impoverimento della manodopera specializzata, perché spesso chi andava in pensione non veniva sostituito, ora molte imprese hanno necessità di assumere

D. In quali settori?

R. Al primo posto manifattura e servizi. La prima perché è agevolata nelle esportazioni e dalla riduzione del cambio euro-dollaro. Ma vanno bene anche i servizi legati alla persona e quelli legati all’auto, come carrozzieri e autoriparatori.

Non ci sono invece segnali positivi nel settore dell’edilizia e dei trasporti.

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