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Le perdite non rilevano

Nelle srl semplificate il capitale non ha una funzione garantista nei confronti dei terzi quindi non si applicano, in merito alle perdite, gli art. 2482-bis e ter del codice civile. Nello statuto standard può prevedersi la durata della società e dell’esercizio sociale. Sono queste le considerazioni più rilevanti traibili dallo studio «Società a responsabilità limitata semplificata» redatto dalla Fondazione dei commercialisti del 15/2/16.

Aspetti statistici. Nello studio si evidenzia in primis che il numero di srls cresce costantemente: da 3.500 circa del 2012 ad oltre 16 mila del 2013, a quasi 28 mila del 2014, a 40 mila del 2015 per un totale di circa 80 mila società. Il numero di srls unipersonali, poi, sfiora il 50%. Dall’analisi dei dati di bilancio, emerge come il 42% delle srls presenti un bilancio in perdita e di queste il 64% presenta una perdita superiore al capitale sociale. A fine 2014, inoltre, era evidente la piccola dimensione delle stesse. Il 37% presentava ricavi fino a 10.000 euro e solo il 24% supera i 100.000 euro. L’1% aveva un capitale pari a un euro.

Statuto standard ma non troppo. Secondo la Fondazione, più che lo statuto standard sono le singole clausole dello stesso a essere inderogabili. Allo stesso, quindi, possono essere apportate mere integrazioni, peraltro non incompatibili con il contenuto minimo dell’atto costitutivo espresso nel modello standard, che si rendano necessarie in relazione all’esatta configurabilità dell’organizzazione della società, qualora il modello standard taccia sul punto. Tali clausole potrebbero riguardare la dichiarazione dei soci resa nell’atto costitutivo relativamente all’indirizzo della società o l’indicazione della durata dell’esercizio sociale. Consentite parrebbero inoltre clausole convenzionali concernenti la durata della società.

Copertura perdite. Secondo lo studio in commento, se si parte dall’assunto che nelle srls non vi è un capitale minimo e si ritiene che il capitale esiguo delle stesse non abbia una funzione di garanzia verso i terzi, è facile comprendere le ragioni per cui non possano essere applicate le disposizioni presenti negli artt. 2482-bis e 2482-ter c.c. Da ciò deriverebbe:

1) che le perdite oltre 1/3 del capitale possono essere coperte aumentando il capitale ad almeno il triplo delle stesse, o con appositi versamenti a copertura per non portare lo stesso a 10.000 euro;

2) che per dette operazioni, fino a quando il capitale resta al di sotto dei 10.000 euro, non sia necessario un atto notarile;

3) che l’obbligo di ricapitalizzazione è inderogabile nel caso in cui la società versi in una condizione di deficit patrimoniale (patrimonio netto negativo).

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