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Le pene accessorie sono ineliminabili

di Massimiliano Tasini  

Non sfugge dalle pene accessorie l'amministratore di società condannato per reati penal-tributari. Lo rammenta la Corte di cassazione nella sentenza 4 ottobre 2011 n. 35961.

Riferimenti normativi. La disciplina dei reati tributari si rinviene nel decreto legislativo n. 74/2000 (cd. legge «manette agli evasori»). Il provvedimento ha subito nel tempo diverse modifiche, le ultime delle quali sono risalenti all'estate 2011. Tra di esse è stata rimodellata anche la norma che contempla le pene accessorie in conseguenza della condanna penale. La sentenza rammenta che la condanna per taluno dei delitti previsti dal decreto comporta:

a)l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni;

b)l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni;

c)l'interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a cinque anni;

d)l'interdizione perpetua dall'Ufficio di componente di commissione tributaria;

e)la pubblicazione della sentenza a norma dell'art. 36 del Codice penale.

Per la Corte, tali effetti sono ineliminabili, occorrendo però che il giudice di merito operi «una valutazione per la determinazione della durata delle pene accessorie».

Individuazione del soggetto che risponde del reato. La sentenza 35861/2011 riguarda l'amministratore di una società che ha omesso di presentare la dichiarazione. Spesso tuttavia le società nominano cd. «teste di paglia». Va allora verificato se il soggetto che risponde del reato sia l'amministratore di fatto e/o quello di diritto. Sull'argomento va segnalata una diversità di prospettiva in seno alla stessa Corte di cassazione. Nella sentenza 10 giugno 2011 n. 23425, la Corte, con riferimento alla detta «testa di legno», ha ritenuto che tutte le omissioni civili e penali sono «_imputabili a colui che di fatto ha gestito la società, mentre rimane esente da responsabilità civile o penale per i fatti omissivi proprio colui il quale ha il potere e il dovere di compiere l'azione omessa». Di diverso avviso è la sentenza 8 settembre 2011 n. 33320, secondo cui in caso di illecito societario a nulla vale dimostrare che l'amministratore di fatto era persona diversa, in quanto il prestanome risponde comunque del reato di truffa. Nel motivare la pronuncia, la Corte rammenta l'orientamento «costantemente ribadito» secondo cui, «in tema di responsabilità da bancarotta fraudolenta ma che comunque si rende, per l'intrinseca coerenza, applicabile anche nel caso in esame… l'amministratore della società ancorché sia un mero prestanome di altri soggetti che hanno agito come amministratori di fatto risponde dei reati contestati, quanto meno a titolo di omissione, poiché la semplice accettazione della carica attribuisce dei doveri di vigilanza e di controllo, la cui violazione comporta responsabilità». Dunque, la sola consapevolezza che dalla condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato, ovvero l'accettazione del rischio che questi si verifichino, sono elementi sufficienti per l'affermazione della sua responsabilità.

Il pagamento del debito tributario. L'art. 13 del decreto 74/2000 stabilisce la riduzione della pena in caso di estinzione del debito tributario. La norma prevede in particolare che le pene previste per i reati fiscali vengano ridotte nel caso in cui, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti medesimi, siano stati estinti mediante pagamento, anche a seguito delle speciali procedure conciliative o di adesione all'accertamento previste dalle norme tributarie. Il pagamento deve riguardare anche le sanzioni amministrative irrogate in relazione alle violazioni commesse.

La riduzione della pena era fino alla metà. Con la manovra estiva (dl 138/2011, conv. nella legge 248), la riduzione è limitata ad un terzo. Il pagamento del debito tributario produce anche il rilevante effetto di non rendere applicabili le pene accessorie previste dall'art. 12. Quindi, il contribuente viene «indotto» a definire le pendenze con il fisco.

Quali istituti deflativi. La relazione governativa alla legge manette agli evasori prevede che ogni istituto deflativo produce l'effetto di rendere inapplicabili le sanzioni accessorie. Si fa pertanto riferimento all'adesione ai processi verbali di constatazione ed agli inviti al contraddittorio degli uffici, all'accertamento con adesione raggiunto sugli stessi pvc e sugli accertamenti, alla conciliazione giudiziale, nonché al ravvedimento operoso disciplinato dall'art. 13 del dlgs n. 74/2000. Si ritiene che tra gli istituti deflativi rientri, ai medesimi fini, anche la nuova mediazione prevista dall'art. 17-bis del processo tributario (dlgs n. 546/1992).

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