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Le Pen spaventa le Borse, spread a 200 Draghi: euro irrevocabile, ci tiene uniti

Il presidente della Bce Mario Draghi ha esortato i Paesi europei a non dimenticare l’importanza dimostrata dall’unità e dalla moneta unica per superare «la più grave crisi dal dopoguerra». Li ha così invitati a una sempre maggiore convergenza, proprio dopo che la candidata alla presidenza della Francia Marine Le Pen, promettendo l’uscita dall’Ue, sembra aver provocato tensioni da instabilità politica sui mercati. Il differenziale dei tassi d’interesse sui titoli di Stato decennali dell’Italia al 2,38% ha superato i 200 punti con il bund tedesco, il Bonos spagnolo all’1,78% si è attestato a uno spread di 141 e l’Oat francese all’1,14% a oltre 77 punti.

«La ragione d’essere del progetto europeo è tenerci uniti nei tempi difficili, quando si è tentati di contrapporsi ai nostri vicini o cercare soluzioni nazionali – ha detto Draghi nell’Europarlamento di Bruxelles -. All’epoca del lancio dell’euro ci fu l’impegno forte di avanzare nel percorso della convergenza istituzionale ed economica. La crisi ha mostrato che non può essere allentato». Ha considerato prematuro commentare il generico progetto di Europa a diverse velocità emerso al summit Ue di Malta. Ribadendo che la moneta unica è «irrevocabile», ha però escluso una uscita di Paesi dalla zona euro. Il premier Paolo Gentiloni ha fatto sapere la sua condivisione con la linea di Draghi, che ha sminuito i vantaggi delle valute nazionali rievocando l’instabilità del passato pre-euro e sostenendo che «il mercato unico non sopravviverà con continue svalutazioni competitive». Il «rispetto delle regole» di bilancio e una maggiore «convergenza» favorirebbero invece il rilancio di «crescita e occupazione».

Draghi ha difeso la politica monetaria accomodante della Bce, sottolineando che «i benefici» hanno superato «gli effetti secondari». I rischi al ribasso per la crescita dell’eurozona verrebbero «prevalentemente da fattori globali». Gli acquisti Bce di titoli sui mercati continueranno per arrivare a una inflazione «vicina, ma inferiore al 2%». Alle critiche del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha replicato con la citazione del suo predecessore olandese Wim Duisenberg sul banchiere centrale indipendente che, soprattutto sotto elezioni, «sente i commenti dei politici, ma non li ascolta». Draghi ha espresso «preoccupazione» sul protezionismo e sulla deregolamentazione finanziaria promessi dal nuovo presidente Usa Donald Trump. Teme che un «allentamento delle regole» riporti alle «condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria». Ha respinto le accuse di Trump sull’euro debole a vantaggio della Germania escludendo una «manipolazione» del cambio. Al governo tedesco ha consigliato di non usare i suoi ingenti surplus commerciali in Germania perché «c’è piena occupazione», ma nel «resto della zona euro». Ai Paesi come l’Italia «senza spazio di bilancio» ha suggerito di «non cercare di trovarlo dove non c’è» e di «lavorare sulla spesa». Il progetto di «bad bank» europea lo vede come un aiuto nel «complesso» problema dei crediti deteriorati, non una «panacea».

Ivo Caizzi

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