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Per le partite Iva con flat tax al 15% micro prestiti fino a 16.250 euro

ROMA – La pianificazione fiscale di 1,4 milioni di partite Iva è tra le vittime collaterali del coronavirus. Per le nuove attività avviate dal 1° gennaio 2019 la scelta di aver puntato ai vantaggi fiscali della flat tax al 15% può ora rivelarsi una beffa per i micro-finanziamenti da 25mila euro garantiti dallo Stato al 100 per cento. Anche per questi soggetti, infatti, sull’importo finale del prestito che può erogare la banca o un altro intermediario finanziario, scatta la tagliola dei ricavi o dei compensi fissata nella percentuale del 25 per cento. Una percentuale che nel caso di artigiani, commercianti, professionisti e autonomi che hanno optato per la tassa piatta al 15% si deve applicare al tetto massimo di 65mila euro previsto dal regime forfettario. A conti fatti per chi ha ricavi o compensi di 65mila euro, e sono comunque la minoranza, l’importo dei mini-prestiti non potrà mai superare i 16.250 euro.

Come prevede l’articolo 13 del decreto imprese, infatti, va ricordato che la garanzia si applica a prestiti fino a 25mila euro comunque entro il 25% dei ricavi del beneficiario. Significa, in pratica, che il prestito pieno di 25mila euro si può ottenere solo se si ha un fatturato pari ad almeno 100mila euro. In sostanza va detto a chiare lettere che non c’è nessun prestito automatico da 25mila euro. Per un artigiano che ha 30mila euro di ricavi dichiarati (sono sufficienti anche quelli della dichiarazione Iva 2019 e dunque relativi all’esercizio 2018) il micro-prestito si ferma a 7.500 euro.

Un’altra criticità che Pmi e partite Iva potrebbero trovare nell’accesso al finanziamento da 25mila euro potrebbe arrivare dalle scelte “commerciali” degli istituti di credito. Lo stesso presidente dell’Associazione bancaria, Antonio Patuelli, sabato scorso in un’intervista all’Ansa aveva spronato gli istituti di credito ad essere competitivi e veloci nell’erogazione dei finanziamenti. Ma è pur vero che per molte realtà finanziarie di dimensioni ridotte la gestione dei micro-finanziamenti da 25mila euro al popolo delle partite Iva e alle Pmi non è remunerativa e potrebbe rappresentare un carico di lavoro non certo facile da gestire. Di qui la possibilità che le banche, non certo obbligate all’erogazione del prestito, possano presentare al cliente percorsi di erogazione più lunghi spingendo in questo modo autonomi, professionisti e Pmi a rivolgersi ad altri istituti. L’avvertenza, allora, per i diretti interessati potrebbe essere quella di effettuare, prima della presentazione della domanda, una rapida analisi di “mercato” così da indirizzare il “modulo” di richiesta verso gli istituti e gli intermediari che possano assicurare tempi rapidi nell’erogazione del finanziamento.

Un ulteriore utile elemento di chiarezza, visti i molti dubbi delle imprese, riguarda le istruttorie. Le banche possono continuare a fare le loro valutazioni in ogni caso. Per i “mini-prestiti” a non essere prevista è la valutazione del Fondo. Per quanto riguarda invece le garanzie al 90% e quella che può arrivare al 100% con il concorso al 10% dei consorzi fidi privati, un filtro del Fondo è ancora previsto. Ai fini della definizione delle misure di accantonamento a titolo di coefficiente di rischio, la probabilità di inadempimento delle imprese è calcolata esclusivamente sulla base dei dati del “modulo economico finanziario”, riferiti ad alcuni elementi degli ultimi due bilanci depositati come rapporto debiti a breve/fatturato, oneri finanziari/Mol, patrimonio netto/totale attivo ed altri. Non c’è invece, nemmeno per queste garanzie, la valutazione andamentale basata sui dati degli ultimi sei mesi relativi ad esempio a sconfinamenti, rate scadute, rapporto tra utilizzato e accordato.

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