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Le parti sociali: «Misure concrete»

di Nicoletta Picchio

Ora i fatti. Su quei temi che ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha toccato, ma solo in linea di principio, nel discorso in Parlamento. Imprese e sindacati incalzano per sapere, nell'incontro di questa mattina a Palazzo Chigi, cosa ci sarà di concreto in quegli annunci del premier di anticipare la delega fiscale, di rendere più fluide le relazioni industriali, a partire dallo Statuto dei lavori, di nuovi strumenti di sostegno finanziario alle imprese.

Se ci sarà veramente il coraggio di «riorganizzare le province», come ha detto ieri, dimezzare i parlamentari, agire in modo incisivo su quei costi della politica che risultano alle parti sociali particolarmente odiosi in un momento in cui il paese deve fare sacrifici.

Non faranno sconti Confindustria, Abi, sindacati e le altre organizzazioni che hanno firmato la scorsa settimana il comunicato congiunto chiedendo «discontinuità e crescita». La situazione economica e la tempesta finanziaria non lo permettono. E avrebbero preferito un discorso in Parlamento da parte del premier con segnali più forti e concreti sul quel cambio passo imprescindibile.

Vanno nella direzione giusta le parole di Berlusconi in sintonia con la coesione invocata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un appello, quello alla condivisione e al senso di responsabilità, che è una costante anche nelle parole della presidente di Confindustria. Ed è un segnale di apertura l'intenzione del numero uno del governo di «rafforzare il rapporto» con le parti sociali, un dialogo che negli ultimi mesi è stato scarso, così come il monitoraggio sull'attuazione delle infrastrutture.

Ma servono i fatti. Rapidi e incisivi. Tra le parti sociali proseguono i contatti e questa mattina i firmatari del comunicato congiunto si vedranno nella foresteria di Confindustria prima dell'incontro, previsto alle 11 del mattino, mentre nel pomeriggio toccherà all'opposizione. Un lavoro per arrivare al tavolo con le idee chiare e quanto più possibili condivise sul cosa chiedere al governo. Probabilmente ci sarà un unico portavoce per tutti.

Sul fisco è obiettivo comune ridurre le tasse su imprese e lavoro. Per le imprese c'è la particolare esigenza di avere misure fiscali per stimolare la capitalizzazione aziendale. Poi c'è il tema cantieri, importante per l'impatto anticiclico: far partire le opere finanziate e accelerare l'uso dei fondi europei, ridurre la spesa improduttiva e poi andare avanti con le semplificazioni burocratiche, liberalizzazioni, privatizzazioni. Rendere più flessibile il mercato del lavoro, specie per favorire i giovani. Insomma, bisogna agire sul breve termine, per dare una scossa all'economia, e guardare anche più lontano.

Crescita in primo piano. Con la guardia alta sui conti pubblici, come del resto ha annunciato Berlusconi con il riferimento ad azzerare il fabbisogno per il 2011. Ma servono misure strutturali per frenare la spesa, ed è insufficiente un semplice rinvio di trasferimenti e rimborsi, come sembrerebbe intenzionato il governo. Sui mercati finanziari continua la tensione. «Per l'Italia ciò comporta un elevato onere di finanziamento del debito pubblico e un aumento del costo del denaro per famiglie e imprese», hanno scritto le parti sociali, 17 in tutto, nel comunicato della scorsa settimana: occorre un «recupero di credibilità». A questo dovrà servire l'incontro di oggi, che dovrebbe essere seguito da un tempestivo consiglio dei ministri per mettere in pratica le decisioni. Per evitare che sotto i colpi della speculazione si debba arrivare a «discontinuità» ancora più incisive.

 

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