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Le parti sociali incalzano il governo: «Sul Recovery un ruolo attivo»

Pressing delle parti sociali su Mario Draghi per avere un ruolo attivo nella gestione del Recovery plan, ovvero dei circa 200 miliardi di risorse europee destinate all’Italia. La richiesta di un coinvolgimento nella governance è venuta ieri sia dai sindacati sia dalle associazioni imprenditoriali, incontrati separatamente dal presidente del Consiglio in vista dell’approvazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), probabilmente venerdì in consiglio dei ministri.

Il presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, ha chiesto al premier «un sistematico coinvolgimento delle parti sociali nell’attuazione del Piano. Una vera e propria “rete” nazionale, composta da soggetti pubblici e privati, per monitorare e accompagnare l’esecuzione dei progetti». Stessa cosa hanno fatto i leader di Cgil, Cisl e Uil. Secondo l’Alleanza delle cooperative la governance allargata alle parti sociali è più adeguata del modella «task force». La Cna (artigiani) propone una «cabina di regia permanente». Queste richieste si sommano a quelle delle autonomie locali e dei partiti. Un problema per Draghi, che mette a rischio l’approvazione del decreto legge sulla governance che dovrebbe accompagnare il piano. Decreto che potrebbe quindi slittare. Per ora, infatti, lo schema sul quale lavora il premier prevede due livelli: uno centrale, col coordinamento politico di Palazzo Chigi, e uno periferico con Regioni, province e comuni. I nodi politici da sciogliere sono due: l’allargamento della task force di Palazzo Chigi, che nel disegno di Draghi dovrebbe essere composta solo dai ministri competenti, ai capi delegazione della maggioranza; il coinvolgimento delle parti sociali.

Ieri sono continuate le audizioni in Parlamento sul Documento di economia e finanza. Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha detto che nel primo trimestre 2021 il Pil è stimato ancora in calo, dell’1,2%, ma poi comincerebbe la ripresa per portare la crescita quest’anno al 4,5% e nel 2022 a recuperare i livelli del 2019, grazie anche ai decreti Sostegni, quello dal 32 miliardi già adottato e quello da 40 che arriverà entro il mese, e dalla spinta del Pnrr al quale si affiancherà un «Fondo complementare» da 30 miliardi, più altri 10 per opere ferroviarie e 15 per integrare il Fondo di sviluppo e coesione. Per la Banca d’Italia bisogna continuare con i sostegni, ma introducendo elementi di selettività, e dopo bisognerà riportare il debito pubblico su un sentiero discendente.

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