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Le pagelle Ue, Italia ultima per crescita

Flessibiltà e disponibilità al compromesso politico sulla difficile situazione dei conti pubblici, nell’immediato. Ma anche richiami sulle «fragilità strutturali che conosciamo», in vista degli onerosi impegni autunnali sui vincoli di bilancio per il 2018. Sono questi i principali messaggi inviati al governo italiano dal commissario Ue francese per gli Affari economici Pierre Moscovici, presentando a Bruxelles le Previsioni di primavera della Commissione europea con toni comprensivi anche sulle criticità di altri Paesi (dai rischi di deficit oltre il 3% della Francia fino ai surplus eccessivi della Germania).

Nella prima riga della parte sull’Italia viene evidenziata la crescita a «circa l’1% nel 2017 e 2018» (0,9% quest’anno, 1,1% nel 2018), la più bassa dell’eurozona (1,7% del Pil in media) e dell’Ue a 28 (1,9%). Questo nonostante gli ingenti stimoli della Bce di Mario Draghi, che per varie fonti avrebbero impatto sulla ripresa per circa 1,3% di Pil.

Viene segnalata la mancata riduzione del maxi debito pubblico, stimato in salita al 133,1% del Pil nel 2017 e stabilizzato ma ancora alto nel 2018 (132,5%). Il deficit resta a 2,2% e 2,3% nel biennio. Sull’indebitamento pesa la necessità di «risorse aggiuntive stanziate per il sostegno pubblico al settore bancario e agli investitori retail». La Commissione vede rischi nei «lenti aggiustamenti» per affrontare la massa di crediti deteriorati. Effetti negativi possono scaturire dalla «instabilità politica» e dal cosiddetto ciclo politico della spesa pubblica (in arrivo quando si avvicina una campagna elettorale). «Quando ci sono elezioni è un fattore che incide senza alcun dubbio sull’economia», ha precisato Moscovici. «Marginale» risulta il miglioramento della preoccupante disoccupazione, che resta a 11,5% nel 2017 e a 11,3% nel 2018 (in media 9,4% e 8,9% nella zona euro, 8% e 7,7% nell’Ue).

Moscovici ha rassicurato il governo di Roma sulle decisioni in arrivo «presto» sulla manovrina dello 0,2% del Pil, elaborata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan su richiesta di Bruxelles, sugli squilibri macroeconomici e sul debito pubblico. Ha specificato di aver accettato «quasi completamente» le misure di Padoan, valutandole «0,19% del Pil», e si è congratulato perché «la maggior parte riguardano la lotta all’evasione fiscale».

La Commissione ha rassicurato perfino sugli investimenti, che sono risultati minori di quelli promessi da Roma quando servivano per ottenere più flessibilità di bilancio. Moscovici ha detto che le giustificazioni di Padoan vanno nella «giusta direzione». Il ministro dell’Economia al G7 di Bari ha promesso una rapida riduzione dei crediti deteriorati «a livelli fisiologici». Ma a Roma il Parlamento ha votato a larga maggioranza la richiesta al governo di opporsi all’inserimento nei Trattati Ue del Fiscal compact e dei suoi rigidi vincoli di riduzione del debito. Per la manovrina il relatore prevede 2-3 mila emendamenti.

Ivo Caizzi

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