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Le Pa si trasformano in holding

di Elena Simonetti e Gianni Trovati

Conti più trasparenti, e bilancio consolidato per unire le pubbliche amministrazioni in «Gruppi» come accade nelle holding private.

Approdano domani al primo esame del Consiglio dei ministri i due decreti che riformano la contabilità pubblica, e che attuano il restyling dei bilanci previsto dalla legge 196/09.

Le nuove regole si applicheranno dal 2014 a tutte le pubbliche amministrazioni elencate dall'Istat, con l'eccezione di regioni, sanità ed enti locali che rientrano invece nel capitolo del federalismo. Sindaci e Governatori, però, faranno bene a studiare le novità, perché il processo di allineamento dei conti pubblici dovrà prevedere criteri simili anche nei bilanci territoriali e lo stesso schema di decreto legislativo sull'armonizzazione dei conti locali offre un ruolo importante al bilancio consolidato sia nella sanità sia negli altri enti (modelli di bilancio semplificati saranno riservati ai comuni fino a 5mila abitanti).

Per definire i confini di ogni gruppo, secondo il testo da 18 articoli che sarà domani sul tavolo del Governo, non si bada alla forma giuridica delle varie entità ma alla sostanza dei rapporti economici fra controllante e controllate. La società o l'ente, infatti, entrano nell'area di consolidamento se la Pubblica amministrazione possiede la maggioranza dei voti o se ha il potere di nominare la maggioranza degli organi di vertice (cda o simili). Le porte del consolidato, però, si devono aprire anche quando queste condizioni non si verificano, ma la Pa è «responsabile di fatto» del raggiungimento degli obiettivi da parte dell'ente da consolidare o quando l'andamento di questo organismo «comporta di fatto riflessi positivi o negativi» sul bilancio della Pa. Questo secondo gruppo di condizioni, che per il decreto «qualificano l'esistenza di rischi e benefici», ha suscitato qualche perplessità a Palazzo Chigi e sarà probabilmente definito in modo più puntuale prima dell'approvazione definitiva.

Il metodo chiamato a guidare i nuovi bilanci è quello del «consolidamento integrale», che somma tra loro i corrispondenti valori di attivo, passivo, patrimonio netto, proventi e oneri.

In caso di controllo congiunto, certificato dall'informativa supplementare, il consolidamento è proporzionale, mentre le partecipate, vale a dire le realtà che non entrano nell'area di consolidamento, vengono contabilizzate con il criterio del patrimonio netto.

Il risultato finale è la creazione di «Gruppi» di amministrazioni pubbliche, in cui i conti dei singoli componenti si devono fondere secondo criteri uniformi. Un meccanismo, questo, che dovrebbe garantire una migliore conoscenza delle dinamiche effettive del debito e una maggiore trasparenza nella valutazione delle poste, per esempio gli immobili, perché la rivalutazione del patrimonio di una parte del gruppo andrebbe applicata con parametri omogenei anche a tutte le altre realtà.

Il secondo decreto legislativo ristruttura il sistema attuale di rendicontazione per sostituirlo con un piano integrato che permetta di rappresentare le scelte evidenziate nel bilancio di rendiconto e di gestione istituzionale. Lo scopo è anche quello di potenziare l'efficacia dei controlli, sia da parte dei revisori dei conti, sia degli organismi internazionali come Eurostat. Le amministrazioni dovranno assicurare anche l'accesso ai «microdati» utilizzati per la produzione dei quadri di finanza pubblica in occasione di ispezioni e verifiche.

La trasparenza sarà a tutto tondo. Dovranno essere messe in chiaro le finalità della spesa corrente e in conto capitale, per missioni e per programmi. Il nuovo sistema di rendicontazione confluisce in un piano integrato, che farà parte dei documenti di bilancio e dovrà essere pubblicato sul sito internet istituzionale, nella sezione accessibile dalla home page, alla voce trasparenza, valutazione e merito.

 

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