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Le operazioni sospette sul conto a San Marino Buzzi attivo già dal 2001

Conti correnti e una cassetta di sicurezza aperti presso la Banca di San Marino. Milioni di lire e poi centinaia di migliaia di euro movimentati a partire dall’estate del 2001 da Salvatore Buzzi e da sua moglie Silvana Costantini. 
C’è anche questo nell’inchiesta sull’organizzazione mafiosa che secondo i pubblici ministeri romani sarebbe guidata dallo stesso Buzzi e da Massimo Carminati. Come mai, sette anni dopo essere stato graziato e uscito dal carcere dove scontava la condanna a vent’anni per l’omicidio di un collega, aveva una provvista da trasferire all’estero. Qual è la provenienza dei soldi? Possibile che la coppia avesse avuto incarico di riciclarli per conto di altri?
La prima movimentazione risale al 14 agosto 2001 quando Buzzi risulta intestatario di una cassetta di sicurezza presso la Banca di San Marino. La tiene due anni, fino al 29 settembre 2003, giorno in cui apre due conti correnti che rimangono attivi fino al 15 novembre 2006. Numerosi passaggi di soldi sullo stesso istituto di credito estero risultano attribuibili alla sua consorte. Dal 13 agosto 2001 ha un libretto al portatore che utilizza fino al 29 settembre 2003 con bonifici, prelevamenti e investimenti Pronti contro Termine.
Una girandola di operazioni che la banca ha così ricostruito: «Il 13 agosto 2001 vengono versati 400 milioni di lire; il 16 novembre 2001 risulta una visita presso la cassetta di sicurezza e un prelevamento per contante di 4 milioni di lire; il 16 giugno 2003 versa 50 mila euro e torna ad aprire la cassetta; trasferimento di 214.975 euro il 29 settembre 2003 a favore del conto corrente cointestato ai due coniugi; la provvista giunta sul conto corrente è stata utilizzata per investimenti di valori mobiliari e per l’addebito di 5 assegni tra il 18 gennaio e il 7 giugno 2006 da 65 mila euro, 40 mila, 50mila, 50 mila e 13 mila».
I magistrati dovranno verificare a che cosa è servito il denaro, ma soprattutto a chi appartiene davvero la provvista. Gli eventuali illeciti legati alle norme sull’evasione fiscale sarebbero prescritti, ma il percorso dei soldi è interessante a livello investigativo soprattutto per comprendere come siano stati poi utilizzati e quali fossero i suoi legami in quel periodo. Condannato a 20 anni per l’omicidio di un suo collega e complice nel furto degli assegni nella banca dove lavoravano, è stato graziato nel 1986 e qualche anno dopo era già in affari. L’evoluzione dei suoi affari la racconta lui stesso nell’intercettazione in cui spiega che nell’anno del Giubileo «il fiume di denaro a disposizione delle cooperative non è stato adeguatamente sfruttato», ma non fa mai cenno ai soldi portati all’estero. In numerose conversazioni evidenzia però come con le ultime giunte il volume di affari sia notevolmente cresciuto, ma il sindaco Ignazio Marino non si scompone: «Io sto facendo la pulizia che andava fatta in passato».

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